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venerdì 27 novembre 2020
 
L'iniziativa di un gruppo di mamme
 

«Vogliamo le telecamere per proteggere bambini e anziani»

07/03/2016  Dalle pagine di Facebook con la petizione #sìalletelecamere chiedono l'installazione, nelle strutture in cui si lavora con soggetti anziani, minori e non in grado di difendersi, di controlli visivi per combattere la violenza nascosta tra le mura di certi istituti. Ma fino a che punto serve per prevenirla?

Una ripresa scioccante effettuata all'interno di un istituto campano. Le maestre coinvolte sono state arrestate.
Una ripresa scioccante effettuata all'interno di un istituto campano. Le maestre coinvolte sono state arrestate.

Si chiamano Cristina, Giuseppina, Ilaria, Ilenia, Ottavia e dalle pagine di Facebook lanciano un'iniziativa che riguarda le famiglie. Si chiama “#sialletelecamere” e in poche settimane ha raggiunto 42 mila adesioni: «il che ci fa capire che le persone vogliono qualcosa di diverso, per una migliore qualità di vita!»

E quello che vogliono è, alla luce dei recenti fatti di cronaca dove abbiamo visto con orrore la violenza nascosta tra quattro mura verso i più deboli,  è  appoggiare la petizione a favore delle telecamere nelle scuole, sottoscritta da Giuseppe Spedicato, per poter raccogliere firme: «ma il nostro progetto si allarga a molte altre considerazioni, che partono dalla selezione del personale fino alla certezza della pena, ovviamente richiedendo anche l’uso delle telecamere, fruibili solo dalle Forze dell’Ordine ed eventualmente dalle Dirigenze».

Nella pagina Facebook le cinque mamme espongono le loro richieste partendo dalla richiesta principale, cioè che in tutte le strutture in cui si lavora con soggetti minori o non in grado di difendersi (Scuole fino alla terza media, case riposo, centri per disabili e anziani) oltre alle telecamere obbligatorie siano previsti anche i seguenti provvedimenti: selezione del personale con test psicoattitudinali, colloqui con psicologo, verifica delle proprie eventuali pendenze penali; obbligo di formazione continua del personale; verifica periodica della stabilità emotiva dell'operatore; supervisione a random nelle strutture; protezione e tutela di chi non è in grado di difendersi da maltrattamenti; supervisione del lavoro svolto (farebbero emergere chi il lavoro lo svolge bene e con coscienza); prevenzioni di atti di bullismo nelle scuole elementari e medie; proteggere gli insegnanti da eventuali contraddittori da parte dei genitori e degli stessi alunni.

Insomma in programma un ampio spettro di possibilità volte ad arginare certe violenze davvero incomprensibili e scioccanti che la cronaca più recente ha reso note. Un programma condivisibile purché non diventi uno strumento di "iper controllo" dei figli e degli insegnanti che porterebbe, invece, a effetti altamente negativi per l'educazione. 

Salvo questo particolare sicuramente la preoccupazione delle cinque mamme mette il dito in una piaga davvero preoccupante e che coinvolge tutti noi. Ma ci spinge anche  riflettere: fino a che punto le tecnologie possono essere un aiuto a vivere con più serenità e davvero bastano a prevenire la violenza?

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