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venerdì 06 dicembre 2019
 

Da Marrakech ad Aldo, Giovanni e Giacomo: basta una palla

Un classico appuntamento dell'estate: appena finite le scuole e alla vigilia delle vacanze, non si parla che di pallone. E di calcio si parlerà molto anche durante le agognate giornate sotto il sole.
A noi capita dopo ogni Europeo o Mondiale, quando ci ritroviano, stessa spiaggia stesso mare, con gli amici spagnoli e francesi. Per gli uomini, che finalmente si rivedono dopo un anno, si accende subito una simpatica bagarre. Lo ricordo bene, dopo i Mondiali del 2006, quando gli sfottò ai francesi non si risparmiavano. Ma si riusciva ad avere qualcosa da obiettare anche agli amici spagnoli, dopo la loro schiacciante vittoria in Sudafrica. Sul calcio si trova sempre qualcosa da dire. 



Crea vicinanza: non si sa di cosa parlare con un olandese, uno svizzero o un messicano? I maschi fanno in fretta, buttano subito sul tavolo la conversazione su centravanti venduti, Inter, Milan o Juventus (li amano anche all'estero e lo sanno bene), sui risultati recenti delle rispettive Nazionali, su quel tal allenatore che, davvero, se lo contendono tutti... 

«Il calcio»,  scrive il narratore Nick Hornby nel suo celebre libro Febbre a 90, «è sempre stato un gioco mondiale, nel senso che tutto il mondo lo guarda e tutto il mondo lo gioca».  

Basta mettere una palla al centro di una spiaggia, di un prato, per far subito scattare il cronometro per i 90 minuti di gioco. Non serve un vero campo da calcio, con linee ben disegnate e porte autentiche. Sulla spiaggia si disegna il campo con dei solchi fatti con il tallone del piede nudo e le ciabattine infradito diventano pali. Una metafora della vita, che dovrebbe essere sempre un gioco di squadra, in grado di unire classi sociali e razze.

Una filosofia di vita, quella del tipo scapoli-ammogliati, che a me - donna che non ha mai giocato a calcio per strada o al campetto dietro casa - ha sempre stupito. E divertito.



Così, mi è sempre piaciuta, e potrei citare a memoria, la scena di Marrakech Express, con il simpatico quartetto Abatantuono-Cederna-Bentivoglio-Alberti, che sfidano in un'indimenticabile partita di pallone alcuni stranieri incontrati durante il viaggio-avventura da Milano alle coste dell'Africa. Altrettanto celebre il remake di Aldo, Giovanni e Giacomo in Tre uomini e una gamba. Il testo recitato è proprio uguale: «Tutto a posto, ragazzi. Italia-Marocco, ce lo giochiamo a calcio, si arriva ai 10».

Mi fa sorridere, proprio come mi faceva sorridere mio marito, allora giovane e solo fidanzato o sposino, quando per le vacanza giravamo tutto il mondo  In ognuno degli angoli più strani della terra trovava siicuramente qualcuno da sfidare a pedate al pallone. Tra le rovine Maya dello Yucatan... nella foresta del Costa Rica... con gli italo-venezuelani sulle spiagge dei Caraibi... Fidanzatina o sposina mi lasciavo trascinare a vedere giocare persino la Germania sugli spalti di San Siro ai Mondiali in Italia, proprio come facevo il tifo seduta tra improbabili platee su spiagge, aree parcheggio, terreni polverosi di ogni Paese. Luca era un rugbista, ma la palla ovale non aiuta a fraternizzare come quella rotonda. 

In occasione di questi Mondiali, mi è venuto di chiedermi, chissà quante incredibili, curiose partite a pallone potreste raccontare anche voi lettori. Vi lancio la sfida. La partita è aperta: calcio d'inizio.


18 giugno 2014

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