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mercoledì 14 novembre 2018
 

«Quant'è cattiva la gente se basta un tic per disprezzarti»

Gentilissimo direttore, le scrivo per raccontarle un fatto che mi accadde dieci anni fa, mentre ero con tre miei amici in un locale della mia città, e che mi ha lasciato il segno. Purtroppo sono affetto da una forma di tic che mi si è scatenato nel 2004 quando, prima di sostenere un esame di Stato, avevo sofferto di una forte ansia. Dal 2009 ho unito il lavoro agli studi arrivando a conseguire la laurea triennale nel 2010 e quella magistrale nel 2014, sempre in Scienze politiche. Ora lavoro e basta.

Tutto questo per dirle che il mio tic è di natura ansiogena e non organica. Ebbene, sono rimasto male per quanto accaduto in quel locale perché non avrei mai pensato di ricevere certi sguardi, uniti a risate e a parole non tanto carine. Per quale motivo si deve essere derisi anche per minime patologie?

MARCO GIRALDI - Prato

Caro Marco, chi deride gli altri in realtà squalifica sé stesso. Soprattutto quando si tratta di persone che hanno un problema, come il tic da cui tu sei affetto. Ma anche quando vivono situazioni più gravi. Purtroppo a molti viene spontaneo guardare gli altri dall’alto in basso, con senso di superiorità, con fare sprezzante, credendosi migliori.

Che cosa fare, allora? Chi viene preso in giro in genere è meglio che stia in silenzio per non peggiorare la situazione, come hai fatto tu che hai sussurrato le parole di Gesù: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Qualche volta, però, magari attraverso le pagine di un giornale, è bene denunciare questi atteggiamenti, soprattutto quando riguardano gli altri. Chi invece deride gli altri dovrebbe prima di tutto vergognarsi. E se è un cristiano chiedere al Signore di poter avere lo stesso sguardo di amore, di comprensione, di benevolenza che Dio ha verso ciascuno di noi.


19 aprile 2018

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