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sabato 06 giugno 2020
 

12 aprile 2020 - Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore

Il male che viviamo, luogo di risurrezione.

L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”». Matteo 28,1-10

 

Nella Veglia che condivideremo via etere si inizia con il Preconio, sintesi liturgica della celebrazione; il suo testo dice: «Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro». La morte si manifesta nell’esistenza umana per mezzo dei suoi vincoli, che sono ramificati e innervano il quotidiano e le relazioni.

Dice la lettera agli Ebrei (Eb 2,14s) che il maggiordomo della morte è la paura di essa, e la paura della morte presta il suo tristo servizio alla sua nera padrona rendendo l’uomo schiavo del suo ego e della sua autopreservazione; perciò, per il terrore del nulla, l’autoconservazione, da ordinario istinto biologico, diviene mentalità, volontà, appetito, avidità, tristezza, distruttività, possessività. A fronte di questo, nella Veglia sarà proclamata la Risurrezione secondo Matteo, che presenta vari paradossi e alcune ripetizioni.

Il paradosso più grottesco è che davanti alle donne andate al sepolcro si presenta questa scena: un terremoto accompagna l’arrivo di un angelo sfolgorante, che rotola la pietra e vi si pone tranquillo a sedere, come un docente, mentre «per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte». I vivi che custodivano il cadavere sono diventati i morti, mentre il defunto nella tomba non ci sta neanche più e pare deambuli in giro. Tutto si è rovesciato. Ma l’Angelo ha un insegnamento da impartire: «Voi non abbiate paura!». Sarà la stessa cosa che Cristo dirà apparendo loro: «Non temete!». Fosse facile.

La paura attanaglia, permea, si camaleontizza, e la trovi nascosta negli atteggiamenti più innocui, mascherata da desiderio o da acume, come febbrile attività nel background del cuore. Se la paura tiranneggia, ne consegue che abbiamo bisogno di un Liberatore: nessuno vincerà mai da solo questo avversario.

SOPRAVVIVERE AL DOLORE.

Proviamo a sopravvivere con le nostre forze a tutta la tribolazione che ci circonda, al dolore immenso che viviamo o che vediamo vivere, a tutti questi fratelli e sorelle che se ne vanno da soli, ma anche a tutti i gravi disagi che sono in atto, al rischio di trascurare tante altre malattie che uccidono anche di più, all’allarme della violenza domestica che sale tragicamente. Ma non possiamo riuscirci da soli.

Abbiamo bisogno che il cielo ci sveli qualcosa del dolore, della morte e della sostanza della nostra vita. «Cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto». Tutto quel dolore non era una corsa contro un muro, ma quel muro è una porta che si è spalancata. Dio, che dona la vita, non se la riprende come un falso generoso, ma gli fa l’upgrade.

La vita non è tolta, ma trasformata. Non viene solo riconsegnata: «Ecco, vi precede in Galilea». È il luogo della missione, della chiamata, della manifestazione. La morte diventa l’inizio di una nuova missione. E così il dolore.

Tutto il male che stiamo vivendo è un luogo di resurrezione, di trasgurazione. È la Galilea dove lo incontreremo. Se crediamo in Lui e non “custodiamo” la morte e le sue strategie, come le guardie.


09 aprile 2020

 
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