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martedì 07 luglio 2020
 

23 FEBBRAIO - VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L'amore autentico va oltre il dovuto

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello». Matteo 5,38-48

“Occhio per occhio e dente per dente”, l’antica legge del taglione viene comunemente considerata una legge primitiva, inumana, dura. C’è da dire che questo non è vero. Questa legge – che compare in Es 21,23–25; Lv 24,19–20; Dt 19,18–21 – è la norma per il superamento della vendetta e stabilisce il diritto al giusto risarcimento, secondo l’adagio d’oro del diritto romano suum cuique tribuere – ossia dare a ciascuno quel che è suo. È il principio per cui se qualcuno riceve un danno ha diritto a essere risarcito in maniera equa. Altro che primitiva! Questa legge è l’idea che fonda il nostro concetto di giustizia, che infatti rappresentiamo tradizionalmente con una bilancia a due piatti: da una parte il danno, a cui deve corrispondere l’indennizzo.

Gesù sostiene di avere altro da dire. E si lancia in tre casi di reazione paradossale ad atti aggressivi di vario titolo. Per esempio dice: «Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra». Se qualcuno fa questo sta reagendo in modo non simmetrico con il male, non è lo specchio della violenza altrui. È solo un sublime esempio di pazienza? E si ci fosse in ballo qualcosa di ancora più profondo e vitale?

Nel processo della propria maturazione spirituale è importante scoprire i propri atti “simmetrici”, quelli per cui si vive continuando a corrispondere al male ricevuto con una reazione oppositiva, che cerca una compensazione per quel che si è ricevuto. Questi atteggiamenti sono la normale dinamica della costruzione di tanti caratteri personali, fatti con i mattoni delle ferite subite, delle assenze patite, delle ingiustizie ricevute. Passare la vita a chiedere conto di quello che si è subito non è un atteggiamento raro, anche se tante volte resta come attitudine nascosta, recondita.

LA STRADA DELLA GUARIGIONE.

L’immaturità consiste, tra le altre cose, nella mancanza di autonomia, di identità, di creatività propria. Finché non si è liberi dal male ricevuto non si diventa se stessi. Quindi, perdonare chi ci ha fatto del male non è solo questione di magnanimità, ma è la strada della propria guarigione.

Talvolta chi è perdonato non guarisce, non cambia ma resta allo stesso punto, mentre chi perdona è colui che trova la pace. La via del perdono è il sentiero della liberazione e della vera autonomia. «Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?». Gesù dà per scontato che noi siamo interessati a entrare nella zona dello straordinario. E ha ragione.

Si può vivere senza lo straordinario? Si può vivere una vita banale? Chi ama solo chi lo ama, e si relaziona solo ai suoi cari, probabilmente non fa niente di cattivo, ma è mediocre e prevedibile. L’amore autentico compare se si va oltre la salvaguardia del proprio interesse, se si dona oltre il dovuto, se si accoglie l’altro nella sua povertà, se si operano atti gratuiti imprevedibilmente generosi. Altrimenti è falso amore. Si può vivere senza amore vero? Si può amare per fi›nta?


20 febbraio 2020

 
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