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lunedì 01 giugno 2020
 

Accanto ai malati, l'eroicità delle famiglie

Udienza numero 21 e il Papa riflette sul rapporto tra malattia e famiglia, denunciando anche la mancanza di servizi sanitari pubblici e gratuiti che costringono le famiglie a molti sacrifici. Bergoglio con il suo solito linguaggio chiaro e diretto ha detto: «Quante volte vediamo arrivare al lavoro, tutti lo abbiamo visto, un uomo o una donna con la faccia stanca. Cosa succede? "Ho dormito solo due ore perché a casa facciamo il turno per essere vicino al bimbo o alla bimba malata, al nonno o alla nonna". E la giornata continua con il lavoro».

Il Papa ha quindi commentato: «Queste sono cose eroiche, sono le eroicità delle famiglie che si fanno quando c’è un ammalato, un papà, una mamma, un figlio, una figlia. E si fanno con tenerezza e con coraggio».  Bergoglio ha raccomandato di educare i giovani a essere vicini nel dolore, a non ad “anestetizzarli” di fronte a questo: «La debolezza e la sofferenza possono essere per nostri figli e nipoti una scuola di vita, dobbiamo educarli a capire questa vicinanza nella malattia». Poi ha aggiunto che «la comunità sa che la famiglia nella sofferenza non va lasciata sola, e dobbiamo dire grazie per quelle esperienze che aiutano ad attraversare il momento del dolore e della sofferenza, sono un tesoro di sapienza che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il regno di Dio meglio di tanti discorsi, sono carezze di Dio».

Il Papa ha denunciando quindi che «in tante parti del mondo l'ospedale è un privilegio per pochi, e sono le mamme e i papà, i fratelli e le sorelle, i nonni e le nonne che garantiscono le cure e aiutano a guarire». Si tratta di “fragilità” che «viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini, ma soprattutto da anziani, quando arrivano gli acciacchi», e la malattia «delle persone cui vogliamo bene è patita con un di più di sofferenze e di angoscia: è l’amore che ci fa sentire questo di più». E per un «padre e una madre tante volte è più difficile sopportare il male di un figlio o di una figlia che il proprio». Il Papa ha anche ricordato che Gesù non è mai passato «oltre di fronte al dolore» e ha curato «ebrei e pagani, anche di sabato, cioè quando la legge lo impediva».

Commentando l’episodio della guarigione della cananea, che “non era ebrea, ma una pagana”, ha osservato che questa non cessò di chiedere aiuto a Gesù anche dopo il suo rifiuto iniziale, e così ha ottenuto la guarigione: «La donna non recede e una mamma, quando chiede aiuto per la propria creatura, non cede mai, tutti lo sappiamo, eh?, le mamme lottano per i propri figli». Bergoglio ha anche raccomandato alla Chiesa di guarire e curare e «mai perdersi in chiacchiere».

Alberto Bobbio


10 giugno 2015

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