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sabato 22 settembre 2018
 

Ascensione del Signore (Anno B) - 13 Maggio 2018

BISOGNA AVERE IL CIELO NELLE MANI E NEL CUORE

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Marco 16,15-20
  

Ascensione di nostro Signore. Salì al cielo e siede alla destra del Padre. Con gli articoli del Credo non si scherza: sono la struttura portante della nostra fede. L’evento finale dell’avventura terrena di Gesù mostra che questa terra non è la destinazione ultima. Non è qui il traguardo. Da questa prospettiva tutto prende una luce diversa.

Consideriamo una cosa: il discernimento su un qualsiasi problema richiede luce sul suo esito finale. Dove ci portano le nostre scelte? Siamo creature intenzionali, qualsiasi cosa facciamo perseguiamo degli obiettivi. Abbiamo vari rischi: possiamo, per esempio, mirare allo scopo giusto ma farlo male e mancare il bersaglio; ma in questo caso possiamo provare a correggere il tiro o ricalcolare il percorso, come fa un navigatore satellitare. Ma se è lo scopo della nostra vita che è sbagliato, allora l’effetto è tragico.

Se do al navigatore l’indirizzo di arrivo errato, non mi porterà mai alla mèta. La mia vita potrebbe essere piena di cose che, una per una, possono anche essere buone, ma sono orientate a un fine fasullo. Si può parlare un perfetto italiano, con buona tonalità e in perfetta postura, e dire anche cose corrette, ma solo per invidia. Come dice papa Francesco: «Il tutto è più delle parti, ed è anche più della loro semplice somma» (Evangelii gaudium 235).

Gesù, pur essendo luce da luce, Dio vero da Dio vero, ha assunto la natura umana. Essendo vero uomo, rivela la mèta autentica dell’umanità: il punto d’arrivo del nostro viaggio è Dio Padre. La nostra ultima patria è il paradiso. Quanti punti di riferimento illusori nella vita! Quante strade false nel nostro viaggio! La festa dell’Ascensione ci dà occasione per fare il punto sui nostri obiettivi: se sono incompatibili con il cielo, c’è da smettere di perderci tempo.

Prima di fare qualsiasi cosa è bene chiedersi: «Quando sarò davanti al Signore, sarò fiero di questa azione o me ne vergognerò?». Quanti errori, quante rabbie inutili, quante impuntature testarde si possono evitare con un pensiero così…

I cristiani, essendo pellegrini verso il cielo, in tutto ciò che fanno, dalle cose più importanti alle più ordinarie, fanno un passo in questo viaggio, sapendo che tutta la nostra storia non si spiega mai veramente se non così.

Il testo di Marco parla dei segni mostrati da coloro che credono al Signore asceso al cielo. Chi sono questi che credono? Chi scaccerà il male? Chi avrà sulla bocca una parola che sa di nuovo? Chi prenderà in mano il serpente antico? Chi sarà intonso dai veleni della cultura di questa generazione? Chi avrà nelle mani una carezza che illumina i sofferenti e ne guarisce il cuore?

Colui che ha il cielo nei pensieri, negli atti, nelle parole, nelle mani, nel cuore.

Nessuna delle cose di questa vita ha il diritto di essere un assoluto, perché questo mondo è troppo piccolo per i cuori che ci sono stati dati! Ognuno di noi è stato progettato per qualcosa di immenso, qualcosa che è più grande dell’universo stesso: l’abbraccio con il Padre del cielo.


10 maggio 2018

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