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giovedì 04 giugno 2020
 

Bari, se il soffio del grecale offre nuove prospettive

In questa foto d'archivio dell'agenzia Ansa (9 giugno 2017), l'area giochi per bambini interna al mercato di via de Ribera, nel quartiere San Paolo di Bari, incendiato da alcuni vandali.
In questa foto d'archivio dell'agenzia Ansa (9 giugno 2017), l'area giochi per bambini interna al mercato di via de Ribera, nel quartiere San Paolo di Bari, incendiato da alcuni vandali.

Tutto sembra essere avvolto dalla calma in questa mattina di febbraio dove l’inverno (se si può parlare d’inverno) sembra andar via e dove la primavera sembra bussare alla porta per farsi strada. Ma non è la calma che precede la “dolce vita barese”, non c’è qui una nuova via Veneto. Questa dinamica Bari, ancora assonnata, aspetta papa Francesco che chiede che l’incontro dei vescovi cattolici stimoli a progettare il novum e il bellum.

Una prospettiva che richiami la svolta della nuova evangelizzazione per una Chiesa che sia nuova e bella nello stesso tempo e che da queste parti non è mai stata cenerentola di nessuno. Oggi soffia il grecale, quel vento del Mediterraneo che viene da Nord-est. S’incanala lungo i Balcani e dall’isola di Zante attraversa il mar Adriatico arrivando sulle nostre coste e portando, in quest’inverno che strizza l’occhio alla primavera, un’aria fredda e secca.

Ma oggi è anche venerdì e questo sembra spostarci più in là. Insomma, oltre quella cortina che divide l’incontro dei vescovi con le comunità parrocchiali. Tutte sono in fermento. Nei vicariati della città e nei paesi della Diocesi stanno aspettando questa sera uno dei vescovi con cui, oltre a condividere l’Eucarestia, si fermeranno nella familiarità a parlare delle loro Chiese e di quel mare che porta aneliti di pace. Anche il vento di grecale sembra stia in attesa, pronto a farsi sentire. Lui che viene dal nord, e che soffia in direzione, est chiede a queste comunità di non mollare e di preparare terreni nuovi per la pace nel solco di quella nuova evangelizzazione, di quella Chiesa dei misericordianti che alcuni stentano a digerire nonostante il bicarbonato debitamente sciolto.

 Il grecale oggi soffia anche per quella via che divide da sempre in due la città. Quella che i vecchi chiamano “extramurale” e che i giovani ormai associano al sottopassaggio ferroviario. Soffia in un’unica direzione e conduce non molto lontano. Su quella strada sembrano essersi raccolti in tanti, tutti con abiti che non hanno nulla a che fare con Bari e con la sua eleganza tanto ostentata. Procedono in direzione del Conservatorio, ma non hanno strumenti musicali tra le loro mani. Sono i musulmani che vanno verso quel luogo che chiamano moschea. Un capannone adibito a moschea con tanti tappeti per terra. L’avevo conosciuto quando, da Direttore Caritas diocesano, ero stato condotto lì da Raschid, uno degli ospiti del Dormitorio per i senza fissa dimora. Avevo condiviso con loro l’anelito di un mondo migliore. Non sono stranieri in questa città, ma si sentono accolti. E’ vero:  crediamo nello stesso Dio e non si può continuare a pensare che stiamo parlando del Dio della guerra.

Ma il grecale mi porta fuori, verso le vecchie e nuove periferie di questa città. Nel quartiere Libertà dove la microcriminalità sembra essersi impossessata del territorio nonostante l’enorme mole di lavoro delle comunità ecclesiali e di quei Salesiani che presidiano il quartiere con il metodo preventivo di don Bosco. Eppure dal “Redentore”, questo è il nome della parrocchia salesiana, stanno nascendo nuovi progetti d’integrazione e di collaborazione. Educare vuol dire tirar fuori … il buono e il bello.

Con la sua forza questo vento mi spinge un po' più in là e, passando per il quartiere Stanic, dove qualcuno avrebbe voluto costruire un inceneritore a ridosso delle case con la sversamento di settecento camion di rifiuti giornalieri, manovra impedita dalla compattezza di una comunità parrocchiale guidata da un giovanissimo e intraprendente parroco, mi ritrovo al San Paolo, dove vivono oltre 60.000 persone. Un quartiere con un’identità e un marchio “di periferia doc”. Dove spesso a balzare agli onori “delle cronache”, sono state più alcune famiglie “per bene” che “articoli di pace”.  E’ lì che la pace diventa esigenza. E’ proprio lì che si vede come la Chiesa dei misericordianti non è mai andata via, fin da quando san Giovanni Paolo II l’aveva visitato. Pace qui fa rima con lavoro e con “basta con tutte le forme di violenza”.

Ed è la stessa rima che si ascolta ad Enziteto, quartiere ai confini della diocesi, dove qualche anno fa una bambina è morta di fame. Non ci sono parole da dire: c’è solo da rabbrividire! Lì tutto sembra blindato e tutto esige progetti da cui la comunità ecclesiale non può defilarsi. Proprio lì dove la piazza antistante alla parrocchia è intitolata a mons. Magrassi che saggiamente ha guidato la diocesi per vent’anni.

Per questo l’invito si fa più pressante che mai: non essere una Chiesa dei riciclati, ma una comunità dei rinnovati. Non più una Chiesa che propone gli schemi senza futuro e non comunica che Cristo è amore, è bontà ed è anche rivoluzione. E’ la comunità aperta alla mondialità, alla radicalità, alla generosità, alla multietnicità, alla multiculturalità che apre la strada ai nuovi percorsi dell’evangelizzazione in questo terzo millennio. Un futuro di novità che ha in Cristo la centralità.  Bisogna rialzarsi dal torpore e dall’essere ruminanti del sacro, perché, sebbene scomodanti, possiamo anche noi diventare innovanti e rinnovanti. 

Tutto ciò non può che richiamare la dimensione della nuova evangelizzazione. Il grecale soffia e sembra urlare la necessità di una Chiesa non sia un club, ma una comunità. Non un gruppo ristretto ma composto da chi cammina confrontandosi con gli altri e proponendo la bella notizia del vangelo; un coordinamento anche con un mondo esterno in cui ciascuno porta il suo apporto per la realizzazione dell’amore incondizionato che si basa sulla misericordia. Una storia d’amore da realizzare attraverso un’inclusione di quanti, perché poveri o diversi, sono oggi esclusi.

 E’ la comunità della novità, del bello e della misericordia che spinta dal grecale annuncia che il tempo bello è dietro l’angolo: è nella reciprocità che si realizza un Mediterraneo di pace. 


21 febbraio 2020

 
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