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giovedì 22 aprile 2021
 

C'era una volta la guerra in Siria...

Palestinesi di Yarmouk in coda per il cibo (Reuters).
Palestinesi di Yarmouk in coda per il cibo (Reuters).

C'era una volta la Siria... E sì, della guerra civile che da tre anni devasta il Paese ci siamo dimenticati un po' tutti. Fallite le trattative di Ginevra, con il mediatore internazionale Lakhdar Brahimi che il 15 febbraio si è pubblicamente scusato con i siriani per il poco concluso,  le uniche altre notizie sono uscite il 23 febbraio, quando il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per una volta unanime sulla Siria, ha approvato una risoluzione per imporre alle parti in guerra di concedere libero transito ai convogli umanitari che dovranno percorrere il Paese per soccorrere i feriti e i civili in difficoltà.

Poi, come si diceva, il vuoto, agevolate anche dalle Olimpiadi di Sochi e dalla crisi in Ucraina, che hanno assorbito l'attenzione dei media. 

Naturalmente, non è che nel frattempo la situazione in Siria sia migliorata. Anzi, peggiora. Solo che lo fa in silenzio. Prendiamo i profughi e i rifugiati: le cifre sono spaventose. Sei milioni e mezzo di "displaced people", cioè persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case e trasferirsi in zone meno pericolose della Siria, alle quali vanno aggiunti i rifugiati all'estero: 620 mila siriani sono scappati in Turchia, 940 mila in Libano, 135 mila in Egitto, 580 mila in Giordania, 223 mila in Iraq, circa 20 mila nei Paesi dell'Africa del Nord. In totale, 9 milioni di persone su una popolazione totale che, prima della guerra, superava di poco i 22 milioni. In pratica, una nazione annichilita e dispersa.

Le conseguenze di questo tsunami umano già pesano in modo quasi insopportabile sul resto della regione. La Giordania (6,3 milioni di abitanti) boccheggia sotto la spinta dei profughi siriani. In Libano dove le milizie di Hezbollah sono già intervenute in soccorso di Assad, sono sempre più frequenti le scintille di guerra civile e interreligiosa (musulmani sunniti anti-Assad contro musulmani sciiti pro-Assad). Alla Turchia vibrano i nervi.

Ma le cose più temibili continuano ad avvenire dentro la Siria. Il regime approfitta di questa strana "pausa" per consolidare la presa sui territori recuperati e riarmare. Sul fronte delle opposizioni, prosegue il riassestamento dopo i micidiali scontri con cui il Fronte Islamico (islamisti più o meno radicali) ha ridimensionato le pretese dell'Isi (islamisti molto radicali, vicini alle posizioni di Al Qaeda). 

Nel frattempo, stando alle notizie che arrivano dagli Usa, americani e sauditi starebbero armando una nuova formazione, chiamata Fronte Sud perché opera nelle aree vicine al confine con la Giordania, a discapito appunto del Fronte Islamico, ritenuto ormai poco affidabile e più concentrato al Nord. La cosa avrebbe senso anche perché non è un mistero che proprio in Giordania si trovano i campi n cui la Cia e i servizi segreti sauditi addestrano gli oppositori di Assad. 

Il nucleo del Fronte Sud sarebbe costituito dagli uomini della Brigata Yarmouk, dal nome della cittadina-campo profughi, prima della guerra abitata da 120 mila palestinesi, che si trova alle porte di Damasco. Il che crea due tipi di problemi. Primo: approfondisce la spaccatura tra i palestinesi e il regime di Assad che li aveva accolti, ed espone i primi a eventuali rappresaglie. Le scene della gente di Yarmouk in disperata corsa per il cibo, circolate in tutto il mondo, lo dimostrano. 

Il secondo problema è il solito: i rapporti con Al Qaeda. Gli uomini della Brigata in passato hanno collaborato con le formazioni più qaediste dal vasto fronte dell'opposizione armata, prima fra tutte Al Nusra, quella a cui lo stesso Ayman Al Zawahiri, capo di Al Qaeda dalla morte di Bin Laden, ha dato una sorta di imprimatur. Se questi rapporti fossero ancora vivi, americani e sauditi starebbero di nuovo buttando in Siria rifornimenti militari che presto passeranno negli arsenali di Al Qaeda.



Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

04 marzo 2014

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