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giovedì 26 novembre 2020
 

Chiassosi silenzi

Mentre la pagina Facebook Essere genitori vola verso i 30.000 iscritti (evviva!), continuano le Discussioni, e anche la Bacheca ufficiale presenta simpatiche domande, a cui chiunque può rispondere, con una parola, una frase o con un contenuto importante che sappia di vicinanza, compiacimento, compartecipazione, o quel che sia. Non sono parole al vento; rispettano lo spirito del social network e appaiono talvolta confidenziali, come pagine aperte agli amici non di penna, ma di computer.

     L’attenzione va spesso alle problematiche adolescenziali di cui è con frequenza colto il problema del mutamento di carattere, con eventuale chiusura e cambiamento repentino delle modalità dialogiche adulti – ragazzi. La faccenda è senz’altro spinosa, perché mette in discussione quel che si era precedentemente costruito, ma è al contempo entusiasmante perché può essere un periodo di grande crescita per i medesimi adulti. La maturità non ha età e può svilupparsi e trasformarsi in meglio in qualsiasi epoca della vita.

    Il silenzio dei figli, per esempio, può mettere in imbarazzata crisi i genitori che si sentono incapaci di gestire la prole. Non è vero. La verità è che il silenzio dei figli è più chiassoso di un grido ed è questo chiasso a fare male e a chiedere di essere interpretato, nell’attesa di una risposta efficace.

     Riportiamo volentieri queste parole dalla Bacheca di Essere genitori. È una mamma che sta parlando dei suoi figli: «Ecco che un bel giorno, la tua principessina, che all'uscita faceva le corse per abbracciarti, tocca i 16anni… ed improvvisamente “Ti odio” entri nella sua stanza per chiedere “come va” e ti si risponde “bene adesso puoi uscire per favore” :)))ma quando passa???? Ho tre figli, la grande di 16 della quale sopra, un maschio di 15 che non ha per niente questo atteggiamento... e la piccola di 9 che già imita la grande… e sono rovinata. Ma sono la mia vita, solo certe risposte fanno tanto male!». Ed ecco quel che ho cercato di argomentare: «Senz’altro questi sono momenti che passano. Però penso che possiamo usarli per la crescita di tutti, adulti compresi. Conoscere i figli vuol dire sapere che musica ascoltano senza invadere il loro campo, a cui tengono tantissimo e che dobbiamo saper rispettare. Vuol dire anche saper parlare con loro, col loro linguaggio presentare i nostri contenuti. E rispettare i loro silenzi che sono tante volte più significativi di tante parole (e non sto dicendo banalità). In tutto questo non dobbiamo dimenticare di esigere che certi paletti, però, siano rispettati nel buon senso».

   Fiducia, quindi, perché mamma e papà sono insostituibili nel loro ruolo, anche quando (solo in apparenza!) sembra che i figli vogliano detronizzare i genitori.


15 novembre 2010

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