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giovedì 16 luglio 2020
 

Chiuso per virus

Allo stadio con le mascherine (Reuters/Alberto Lingria)
Allo stadio con le mascherine (Reuters/Alberto Lingria)

Il flagello cinese si abbatte anche sul campionato

 

Se volessimo calcolare l’impatto devastante del Coronavirus sull’Italia, potremmo basarci anche solo sulle conseguenze provocate nel mondo del calcio, che in Italia, quanto a indice di sacralità, è secondo a ben pochi. Fermare il campionato, anche se solo in parte, è un effetto di cui solo pochi fattori possono vantarsi. E il Covid-19 si può appuntare simbolicamente questa drammatica medaglia sul petto.

In quali occasioni la Serie A si è fermata in passato? Tralasciando gli interi campionati saltati in occasione delle entrate in guerra dell’Italia nel primo e nel secondo conflitto mondiale, la principale causa di interruzione è dovuta a gravissimi misfatti come gli omicidi legati a scontri tra tifosi (nel 1995 Vincenzo Spagnolo, nel 2007 l’ispettore di Polizia Raciti e Gabriele Sandri). Per due volte il mondo del calcio si è fermato in lacrime per la morte di calciatori: nel 2012 durante Pescara-Livorno Piermario Morosini viene fulminato da un attacco cardiaco, il 4 marzo 2018 il capitano della Fiorentina Davide Astori viene trovato morto in camera la domenica mattina, sempre per una crisi cardiaca. Nel 1996 e nel 2001 è stato invece uno sciopero indetto dalla categoria dei calciatori a far saltare un turno al campionato.

In una sola occasione un evento non direttamente legato al mondo del pallone ha fatto modificare il calendario delle partite: la morte di papa Giovanni Paolo II, avvenuta sabato 2 aprile 2005. La Federazione Gioco Calcio, in quell’occasione comunicò il rinvio di ogni gara in segno di lutto e per facilitare il lavoro alle forze dell'ordine impegnate a Roma, dove milioni di fedeli si riversarono nei giorni successivi a rendere l'ultimo saluto al Papa polacco.

Il rinvio “per malattia” è dunque una novità assoluta, ma è anche un giusto provvedimento che si accompagna ad altri per evitare la diffusione del Coronavirus. Le conseguenze, però, non sono di poco conto: i calendari di calcio, da qui a maggio, sono intasati, soprattutto per le squadre che disputano le coppe a metà settimana e non hanno modo di inserire le partite da recuperare.

Un altro fattore che potrebbe condizionare lo svolgimento regolare del campionato è l’eventualità di autorizzare le partite, ma a porte chiuse, e uno stadio vuoto avvantaggia almeno sulla carta la squadra ospite, non avendo, quella casalinga, il sostegno dei propri tifosi.

Domenica prossima è prevista Juventus-Inter. E tra i due litiganti, il virus gode.

#calcio #coronavirus #SerieA


24 febbraio 2020

 
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