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martedì 13 novembre 2018
 

Domenica 1 luglio - VI dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (11,27-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
   

Dalla Parola alla vita

La vita spesso ci chiede di portare pesi che sentiamo tanto più faticosi, quanto più siamo consapevoli delle nostre povere forze umane. A volte i pesi si fanno più insopportabili e inaccettabili se c’è anche qualcuno che ce li butta addosso, per superficialità o cattiveria. In tutti questi casi però il Signore non sta a guardare, non resta alla finestra, ma si mette al nostro fianco e lo fa in tanti modi diversi. I testi di questa domenica descrivono diverse situazioni della storia della salvezza in cui Dio si è fatto vicino, per portare con noi i pesi, per potercene liberare, per renderli più leggeri.

Anzitutto nel racconto del roveto ardente, la prima lettura di questa domenica. Mosè si sente interpellato da Dio perché il popolo, oppresso dagli Egiziani, grida la sua sofferenza. Dice Dio a Mosè: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’, io ti mando dal faraone…». Attraverso il suo servo Mosè Dio “scende” a liberare il suo popolo; ma a sua volta è Mosè che si sente piccolo e inadeguato per un compito così grande, ecco allora che Dio gli rivela il suo nome e lo rassicura: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”».

Qualcosa di simile vive anche san Paolo arrivando a Corinto per annunciare il Vangelo, perché qualche tempo dopo lo confida proprio ai cristiani di quella città, dicendo: Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito». Dunque anche l’apostolo Paolo, consapevole della propria debolezza, sa di poter contare sull’aiuto e sulla forza dello Spirito, dal momento che la sua chiamata alla missione è stata una vera e propria conversione, un cambiamento radicale operato dalla grazia di Dio.

Infine anche l’invito che troviamo nel Vangelo secondo Matteo, risuona come un appello, una chiamata per tutti coloro che si sentono senza più forza e forse anche senza più speranza: «Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi». Gesù promette un giogo dolce e un peso leggero. Com’è possibile? Dobbiamo pensare per un attimo a come funzionava il giogo nell’antichità, cioè un attrezzo che posto sul collo di una coppia di animali, li “aggiogava” per poter tirare un carro o un aratro. La loro forza combinata insieme, permetteva di svolgere questo genere di lavori, portando pesi anche molto gravosi.

Da questa immagine possiamo capire come anche i pesi della nostra vita possono diventare leggeri, perché colui che è accanto a noi, “aggiogato” alle fatiche della nostra vita, è proprio il Signore. È lui che con noi, e certamente molto più di noi, porta i pesi, tira “il carro” della nostra esistenza, con tutto ciò che essa contiene. Tra noi e lui chi porterà il peso maggiore, chi metterà più forza? Certamente lui, per lasciare a noi quel poco che, lui sa bene, siamo in grado di portare!

Commento di don Marco Bov


28 giugno 2018

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