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martedì 13 novembre 2018
 

Domenica 11 marzo - IV di Quaresima

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (9,1-38)

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».
   

Dalla Parola alla vita

Il nostro cammino quaresimale procede e in questa quarta domenica ci fa incontrare un’altra figura dell’itinerario catecumenale della Chiesa antica: dopo il tentatore, la donna samaritana e Abramo, ora è la volta del cieco nato, l’uomo guarito da Gesù nel Vangelo di oggi. Ma come abbiamo già ricordato nelle scorse domeniche, questi personaggi non sono solo semplici protagonisti o destinatari di una guarigione straordinaria: in realtà rappresentano qualcosa di più. In questo caso è un testo liturgico di questa domenica, il prefazio, che ci dà alcune indicazioni preziose: «Nel mendicante guarito è raffigurato il genere umano prima nella cecità della sua origine e poi nella splendida illuminazione che al fonte battesimale gli viene donata».

Ecco allora la chiave di lettura per cogliere chi è l’uomo che Gesù ha guarito dalla cecità, dopo avergli spalmato del fango sugli occhi e averlo mandato a lavarsi alla piscina di Siloe, che l’evangelista Giovanni ci ricorda significa «Inviato». Il cieco sono io, siamo tutti noi, incapaci da soli di poter vedere chiaramente; ma grazie all’incontro con Gesù, l’inviato del Padre, possiamo ritrovare la luce, l’illuminazione della fede, attraverso il nostro Battesimo. Nella Chiesa antica i battezzati, e più in generale i credenti, erano chiamati anche “illuminati” (fotismoi) proprio perché avevano ricevuto la luce della fede, una nuova visione, occhi nuovi per guardare a se stessi e a Dio.

Il racconto evangelico si snoda attorno all’itinerario di quest’uomo che, lentamente riceve una nuova visione, prima attraverso la possibilità di vedere materialmente e poi, piano piano, attraverso la capacità di riconoscere: riconoscere la presenza e la persona di Gesù. Questo infatti è il vero itinerario di fede: noi vediamo tante cose e tante persone nella nostra vita, siamo testimoni di eventi e di incontri che, spesso, non sappiamo decifrare o che riteniamo banali, insignificanti, cioè non sappiamo “vedere”, andare in profondità.

Con gli occhi della fede invece possiamo non solo vedere ma riconoscere la presenza e l’azione del Signore. Questo è il dono che dal giorno del nostro Battesimo abbiamo ricevuto tutti noi, ma non sempre sappiamo valorizzare, mettere a frutto. La nostra trascuratezza e il nostro peccato è come se bloccassero e rendessero inefficace il dono dello Spirito in noi, così che tutto diventa normale o insignificante. Gli “occhi della fede” sono un dono da chiedere continuamente e da rinnovare sempre.

La conclusione del Vangelo di questa domenica ce lo descrive in modo chiarissimo. Dopo diverse traversie, infatti, il cieco guarito incontra nuovamente Gesù che lo interpella così: «“Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”».

Apri i nostri occhi Signore, rinnova in noi la fede del nostro Battesimo, perché possiamo riconoscerti e dire anche oggi: credo, mi fido di te!

Commento di don Marco Bove


08 marzo 2018

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