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giovedì 20 settembre 2018
 

Domenica 17 giugno - IV dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
   

Dalla Parola alla vita

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio…». Diverse parabole che intendono descrivere il regno dei cieli utilizzano l’immagine della festa e mettono al centro il carattere gioioso di ciò che attende il credente, qualcosa a cui si è invitati senza per questo poter vantare meriti, se non quello della parentela o dell’amicizia.

Ed ecco il primo elemento di sorpresa della parabola, perché nonostante si tratti di una festa di nozze e nonostante il carattere totalmente gratuito dell’invito, gli invitati non si presentano, hanno qualcosa di più importante e di più urgente, qualcuno addirittura si scaglia con violenza sui servi che portano l’invito.

A un primo sguardo la parabola ha un significato allegorico: descrive infatti ciò che sta accadendo a seguito dell’annuncio del Vangelo: i primi invitati, cioè il popolo eletto, rifiuta l’invito e questo apre a una seconda uscita dei servitori, perché il re dà loro un nuovo mandato: andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Qui affiora un aspetto fondamentale del regno: tutti sono chiamati, perché la sala delle nozze finalmente si riempie, secondo il desiderio del re. L’aspetto allegorico della parabola è legato al fatto che i nuovi invitati, coloro che accettano, sono i pagani, coloro che apparentemente dovevano essere esclusi dai beni messianici, dalla partecipazione ai doni di Dio. Invece non è così, perché, secondo quanto sta avvenendo nella Chiesa delle origini, molti di coloro che si convertono alla predicazione del regno arrivano da molto popoli; invece coloro che avrebbero dovuto essere i primi destinatari e invitati, rifiutano l’invito ad entrare alla festa di nozze.

C’è però un ultimo elemento narrativo: dei tanti invitati, il re ne scorge uno che non indossa l’abito nuziale. Variamente interpretato, questo abito rappresenta la disposizione spirituale; qualcuno lo collega alla veste battesimale, qualcuno semplicemente all’atteggiamento di gratitudine per questo invito inaspettato. L’invito è davvero per tutti, il Padre celeste attende tutti i suoi figli alla festa nella sua casa, ma nessuno ci arriverà senza averlo desiderato e preparato davvero. Si tratta infatti di dare a Dio il primo posto nella nostra vita, senza anteporre nulla di ciò che crediamo essere importante: cosa infatti può essere barattato con la felicità che Dio ha preparato per ciascuno di noi? Eppure, sembra dirci la parabola, c’è sempre qualcosa di più urgente o di più importante della nostra felicità. Sì, ma cosa? Anche il nostro abito adatto, le nostre scelte quotidiane, piccole o grandi, sono la vera risposta a Dio, non semplicemente le nostre dichiarazioni di buona volontà.

La festa che Dio ha preparato è davvero per tutti, ma non tutti la desiderano, la scelgono concretamente. Sembra assurdo ma è così. Possiamo non desiderare la nostra vera felicità o credere di potercela fabbricare con le nostre mani, o pensare che non stia là dove il Signore ci ha indicato. Si può essere così miopi?

Commento di don Marco Bove


14 giugno 2018

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