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martedì 13 novembre 2018
 

Domenica 20 maggio - Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (14,5-20)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
   

Dalla Parola alla vita

Il racconto degli Atti degli Apostoli del giorno di Pentecoste descrive qualcosa di straordinario a cui non dobbiamo abituarci: lo Spirito Santo colma i discepoli del Signore radunati a Gerusalemme e il segno visibile sono come delle lingue infuocate.

Sappiamo che in tutta la Bibbia il fuoco rappresenta la presenza di Dio, come il roveto ardente attraverso il quale Mosè aveva udito la voce di Dio, o la colonna di fuoco che, durante la notte, guidava il popolo di Israele, nel cammino nel cammino dell’esodo, e oggi le lingue di fuoco come segno dello Spirito Santo. Quello che colpisce è proprio questo segno: non un roveto, né una colonna, ma una lingua, una lingua di fuoco.

In effetti ciò a cui tutti assistono il giorno di Pentecoste è proprio un segno particolare: gli apostoli sono in grado di parlare tutte le lingue del mondo, cioè tutti possono ascoltare l’annuncio delle grandi opere di Dio, ciascuno nella propria lingua. Ecco dunque perché questo dono è così importante per la Chiesa, perché il compito che il Signore le ha assegnato è esattamente l’annuncio del Vangelo in tutto il mondo; per questa ragione dà agli apostoli, e a coloro che hanno annunciato il Vangelo dopo di loro, la capacità di farsi capire da tutti.

San Paolo, scrivendo ai Corinzi, ci ricorda che questo dono non è riservato solo agli Apostoli ma è per tutti i battezzati; tutti infatti abbiamo ricevuto lo Spirito Santo il giorno del nostro Battesimo, ma questo significa che il compito di annunciare il Vangelo è di ogni cristiano, sapendo che ciascuno ha un dono diverso: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune». Quali doni lo Spirito ci ha fatto? Per quale opera in particolare? Come anche noi possiamo annunciare il Vangelo?

Lo Spirito Santo è chiamato anche Paràclito, che significa «consolatore» ma anche «avvocato», ed è il dono che il Signore invoca dal Padre per ciascuno di noi: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità». È dunque un dono di consolazione e di fortezza, la presenza di Colui che non ci abbandona mai e che prende le nostre difese, come un avvocato, che nei momenti di fatica e di scoraggiamento ci ridona luce e forza. Sono davvero tante le forme e le occasioni in cui lo Spirito Santo ci sostiene con la sua presenza, ma credo che ciascuno di noi ha potuto farne esperienza in modo diverso, a partire dalla propria vita quotidiana: nel lavoro, nelle responsabilità, nel compito di genitori o di educatori, nel servizio alla nostra comunità cristiana, o in qualche momento particolare della nostra vita in cui abbiamo percepito la forza e la consolazione del Signore e non ci siamo sentiti soli. Rinnova il dono del tuo Spirito Signore, perché ci accompagni ogni giorno, con la luce e la forza della sua consolazione!

Commento di don Marco Bove


17 maggio 2018

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