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martedì 13 novembre 2018
 

Domenica 24 giugno - V dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (12,35-50)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro.

Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:

«Signore, chi ha creduto alla nostra parola? / E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». / Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: / «Ha reso ciechi i loro occhi / e duro il loro cuore, / perché non vedano con gli occhi / e non comprendano con il cuore / e non si convertano, e io li guarisca!».

Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».
    

Dalla Parola alla vita

La storia della salvezza inizia, come ci racconta il libro della Genesi, nel momento in cui Dio prende l’iniziativa e si rivolge ad Abramo chiamandolo a mettersi in cammino per entrare in una relazione di fiducia e di alleanza. Se c’è una parola, o meglio un’esperienza chiave, che può raccogliere tutto il cammino dell’Antico e del Nuovo Testamento è proprio l’alleanza (in ebraico berit). La prima lettura di questa domenica ci racconta uno dei momenti in cui Dio si presenta ad Abramo e lo chiama a camminare con rettitudine: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso».

Si tratta dunque di un impegno da parte di Dio, un patto o un accordo (così infatti si può tradurre la parola utilizzata nella Scrittura), in cui Dio promette fedeltà e insieme fecondità, perché Abramo è chiamato a diventare padre di una moltitudine di nazioni. Il segno che gli ebrei porteranno nella carne e che diverrà per loro come una memoria sarà la circoncisione: «Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra voi ogni maschio, di generazione in generazione». Anche Maria e Giuseppe si recano al Tempio col bambino Gesù per osservare la prescrizione della Legge. Come pure la Lettera ai Romani di questa domenica riprende l’indicazione della Legge di Mosè per allargarne il significato, dal momento che Abramo fu riconosciuto giusto davanti a Dio solamente grazie alla sua fede e solo successivamente ricevette la circoncisione: così, grazie alla fede, tutti possono essere riconosciuti “giusti” davanti a Dio, sia chi viene dal popolo di Israele e ha osservato tutte le prescrizioni della Legge, sia chi viene dal paganesimo, dal momento che Abramo è «padre nella fede» per tutti.

Questa fu una grande polemica nella Chiesa delle origini, dal momento che ci si chiedeva se tutti coloro che erano diventati credenti ma non provenivano dal culto ebraico erano tenuti a osservare la Legge di Mosè. Ora questo problema è superato da secoli, ma ha ancora una certa attualità per quanto riguarda i credenti provenienti dall’Islam, i quali fanno anch’essi riferimento ad Abramo. Così ad oggi la figura di Abramo è davvero «padre di una moltitudine di nazioni», dal momento che le tre grandi religioni monoteiste, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, lo riconoscono, in modi differenti, come riferimento per la loro fede.

Per i cristiani però, il cammino della fede è giunto a pienezza e ha trovato il suo punto di riferimento ultimo nel Signore Gesù, vera luce del mondo: «Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Così il Vangelo ci ricorda che l’antica alleanza si è compiuta nella Pasqua di Gesù: lui è il vero agnello pasquale e noi, in ogni celebrazione eucaristica, lo ripetiamo attraverso le parole del sacerdote sul pane e il vino, sacrificio della nuova ed eterna alleanza.

Così oggi, anche a tutti noi è dato di poter camminare nella fede come Abramo e per questo di essere capaci di fecondità, nella grazia dello Spirito Santo.

Commento di don Marco Bove


21 giugno 2018

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