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domenica 15 dicembre 2019
 

Domenica 24 novembre – II di Avvento

Lettura del Vangelo secondo Luca (3,1-18) - 

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Dalla Parola alla vita

Per l’antico popolo di Israele l’attesa del Messia era stata annunciata dai profeti, Giovanni Battista è considerato l’ultimo dei profeti che ne hanno preparato la venuta in particolare con la loro predicazione forte, con il costante invito a ritornare al Signore e alla purezza della fede.

Nella liturgia di questa seconda domenica di Avvento troviamo due modi di esprimere l’invito a ritornare a Dio, il primo è quello che il profeta Baruc annuncia come visione di un futuro prossimo, cioè il ritorno degli esiliati da Babilonia a Gerusalemme, alla terra promessa: «Ecco ritornano i figli che hai visto partire, ritornano insieme riuniti, dal sorgere del sole al suo tramonto, alla parola del Santo, esultanti per la gloria di Dio».

L’esperienza dell’esilio era stata molto dura e per il popolo di Dio sembrava una condizione senza via d’uscita; da Dio invece viene una salvezza insperata, annunciata attraverso il suo profeta. Dio stesso favorirà il ritorno del suo popolo, spianando ogni ostacolo e riscattando l’umiliazione dell’esilio: «Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo, come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio». Dunque un ritorno trionfale, senza più ostacoli, che sarà fonte di una grande gioia.

Il secondo invito a ritornare a Dio viene invece dalla parola forte di Giovanni Battista, un ritorno di ordine spirituale, sempre annunciato dai profeti in particolare Giovanni ricorda la parola di Isaia, per una conversione autentica attraverso un battesimo di purificazione. Diceva infatti Giovanni: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione…». L’Avvento dunque contiene per tutti noi anche questo invito alla conversione, nel preparare la venuta del Signore è necessario preparare anche la nostra vita con un cambiamento autentico.

Da Giovanni Battista diverse categorie di persone si presentano con la stessa domanda: le folle, i pubblicani, i soldati chiedono: «Che cosa dobbiamo fare?». Mentre vengono a farsi battezzare da lui nel fiume Giordano, chiedono indicazioni perché la loro vita sia davvero trasformata. Potrebbe essere una domanda buona anche per tutti noi, mentre sappiamo che il Signore ci viene incontro, elimina ogni possibile ostacolo e prepara lui stesso la via per l’incontro con lui, attraverso la parola dei profeti di oggi ci invita alla conversione, al ritorno a lui. Quale conversione il Signore mi sta chiedendo in questo momento della mia vita? Quali frutti si attende da me? Che cosa devo fare, quale passo in avanti?

Nella sua predicazione Giovanni preannunciava anche colui che sarebbe venuto dopo di lui, colui che avrebbe portato un battesimo ben diverso dal suo: «Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».


21 novembre 2019

 
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