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lunedì 23 luglio 2018
 

Domenica 27 maggio - Santissima Trinità

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (15,24-27)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: “Mi hanno odiato senza ragione”.

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio».
   

Dalla Parola alla vita

Vedere Dio è stato da sempre un desiderio che l’uomo ha coltivato nel suo cuore, qualcuno come sfida, non potendo credere alla sua esistenza, qualcuno come bisogno del cuore, volendo finalmente conoscere il volto del Creatore. Anche Mosè, come ci ricorda la prima lettura di questa domenica della Santissima Trinità, all’inizio dell’esperienza dell’esodo chiede a Dio di poter contemplare il suo volto, la sua gloria. Ma Dio stesso gli risponde dicendo: «Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». Tuttavia Dio gli concede qualcosa: «Quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere». Se Mosè sul monte poté contemplare solo “le spalle” di Dio, cioè solo intravedere qualcosa della sua gloria, a tutti noi invece è stata data la possibilità di conoscere definitivamente il suo volto.

Ci ricorda infatti Giovanni all’inizio del suo Vangelo: «Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (1,18). Tutta intera, infatti, la vita di Gesù, tutto ciò che Gesù ha fatto e ha detto, è stata la rivelazione del volto di Dio, come Padre nostro e Padre di tutti. Ma nonostante questa rivelazione, spesso l’uomo non sa riconoscere il suo volto misericordioso, non riesce a fidarsi fino in fondo di un Dio che è Padre e creatore. Perché? Che cosa manca? «Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me».

È solo con la forza e con la grazia dello Spirito Santo che anche noi, ancor più di Mosè sul monte, possiamo “vedere Dio”; ogni volta che facciamo esperienza del suo amore, anche noi possiamo sentire, come Mosè, risuonare nel nostro cuore la voce di Dio che di se stesso dice: «Il Signore Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni».

Nella festa odierna della Santissima Trinità siamo allora invitati a riscoprire che, nella luce e nella forza dello Spirito Santo, Dio è Padre nostro e Padre di tutti, lui che ha creato ogni cosa; possiamo riscoprire che in tutta la sua vita Gesù ci ha mostrato il volto di Dio, con le sue parole e i segni che ha compiuto e che ora la testimonianza di Gesù è affidata a noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito Santo il giorno del nostro Battesimo e che da allora, attraverso i sacramenti, continuamente si rinnova in noi: «e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio».

Nell’amore che ogni giorno sappiamo donare ai nostri fratelli, diventiamo testimoni del volto di Dio, della Trinità Santa; ogni volta che sappiamo prenderci cura di chi è povero e fragile, diventiamo segno della sua misericordia infinita; ogni volta che sappiamo perdonare i nostri nemici, siamo il segno di un Dio che è lento all’ira, e che conserva il suo amore per mille generazioni.

Commento di don Marco Bove


24 maggio 2018

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