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giovedì 20 settembre 2018
 

Domenica 29 aprile - V di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (17,1B-11)

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».
   

Dalla Parola alla vita

Sapere che qualcuno prega per noi di solito ci riempie di gioia, ci dà un senso di protezione e di bene, ci sentiamo sostenuti, ricordati e anche amati. Sapere che a pregare per tutti noi non è un parente o un amico caro ma il Signore Gesù fa una certa differenza! «Io prego per loro… per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi».

Tutto il capitolo 17 del Vangelo di Giovanni è una lunga preghiera di Gesù per tutti noi, che il Figlio rivolge al Padre alla vigilia della sua passione: «Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome». Gesù ormai sta uscendo da questo mondo e riconsegna nelle mani del Padre tutti coloro che gli erano stati affidati. Siamo noi, l’umanità di ieri e di oggi. Ma possiamo dire che questa preghiera di Gesù non è ancora finita, continua attraverso la storia, attraverso i secoli, perché il Signore Gesù non smette di pregare per noi e di riaffidarci.

Dobbiamo dire che questo sguardo di amore e di cura per l’umanità era stato rivelato fin dall’inizio della storia della salvezza, dal momento che Dio cerca l’uomo per costruire un legame di alleanza e di fedeltà. Nella prima lettura di quest’oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli, santo Stefano ripercorre tutta la storia della salvezza, a cominciare dal patriarca Abramo, ricordando i tanti momenti in cui Dio è venuto in soccorso del suo popolo e di come questo popolo non sia stato capace di rimanere fedele all’alleanza.

Dunque Dio ha da sempre avuto cura del suo popolo, al di là dell’infedeltà dimostrata. La Pasqua del Signore, che in questo tempo stiamo vivendo come tempo liturgico, ce lo ha ricordato in modo molto forte, perché Gesù dona se stesso, il suo corpo e il suo sangue, per la nuova ed eterna alleanza, per noi e per tutti, in remissione dei peccati…. Le parole che ogni volta il sacerdote pronuncia sul pane e sul vino ci richiamano proprio questo: si tratta ancora una volta dell’alleanza di Dio, nuova ed eterna perché fondata solo sulla fedeltà di Dio e non certo sulla nostra; infatti quest’offerta che Gesù fa di sé è per la remissione dei nostri peccati. Ciò che ci sorprende allora è che il Padre ci ama e ci accoglie così come siamo, con tutte le nostre contraddizioni e i nostri limiti, anzi che il Signore Gesù prega per noi e chiede al Padre di custodirci. È forse proprio per questo che il Signore prega per noi: non solo per difenderci dal male, ma soprattutto da noi stessi, cioè da quel “male” che con le nostre contraddizioni e i nostri peccati corriamo il rischio di tirarci addosso, di andarci a cercare.

Gesù dice: «custodiscili». Questo è un verbo molto carico di significato, perché solitamente cerchiamo di custodire ciò che per noi è prezioso, ciò che temiamo qualcuno possa sottrarci o che possa subire un danno perché fragile. Ecco dunque il messaggio di questa domenica: con tutto quello che siamo, cioè con i nostri peccati e i nostri limiti, agli occhi di Dio siamo preziosi e per questo il Figlio Gesù ci riaffida alle mani di Dio Padre per essere custoditi. Siamo davvero in buone mani !

Commento di don Marco Bove


26 aprile 2018

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