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giovedì 20 settembre 2018
 

Domenica 3 giugno – II dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Luca (12,22-31)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta».
   

Dalla Parola alla vita

La nostra vita spesso ci porta a dover affrontare difficoltà e preoccupazioni, ma proprio per questo il Signore Gesù ci ripete nel Vangelo di questa domenica: «Non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo di quello che indosserete». Il cibo e il vestito rappresentano le necessità primarie della nostra vita, ma quello che colpisce è il motivo che Gesù ci suggerisce per vincere le nostre mille ansietà: «Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre».

Si tratta cioè di riscoprire una cosa fondamentale: Dio che è il creatore di tutto, si prende cura della sua creazione, di ogni sua creatura, anche di quelle che per noi valgono poco, ma proprio per questo, conclude il Vangelo: «Quanto più degli uccelli valete voi!». Dunque si tratta di riscoprire, insieme alla cura di Dio per ogni creatura, anche il nostro valore, cioè quanto siamo preziosi agli occhi di Dio.

Quando perdiamo di vista l’opera di Dio nella nostra vita e nella creazione, quando non crediamo davvero che siamo importanti agli occhi di Dio, allora cadiamo nell’ansietà e nella preoccupazione, ci agitiamo come su tutto dipendesse solo da noi. La ragione è che in fondo non crediamo alla cura di Dio per noi, per questo il Signore ci rimprovera per la nostra poca fede, perché «il Padre vostro sa che ne avete bisogno». Dunque le nostre preoccupazioni eccessive sono il “sintomo” della nostra poca fede, della nostra scarsa fiducia in ciò che il Signore farà per noi, per il nostro bene. Riconoscere anzitutto nella creazione la cura di Dio per ogni essere creato, “contemplare” questa sua opera, è il vero antidoto contro l’ansia del nostro tempo, insieme alla rinnovata capacità di chiamare Dio col nome di Padre, come ci ha insegnato Gesù. Il primo segno della paternità di Dio si manifesta dunque nel nutrire e nel vestire gli uccelli e l’erba del campo, ma a maggior ragione, ci ricorda il Vangelo, «quanto più farà per voi, gente di poca fede».

Questa è una parola di sapienza già presente nell’Antico Testamento, come ci ricorda la prima lettura dal libro del Siracide: «Quando il Signore da principio creò le sue opere, dopo averle fatte, ne distinse le parti. Ordinò per sempre le sue opere e il loro dominio per le generazioni future. Non soffrono né fame né stanchezza e non interrompono il loro lavoro». Ecco dunque come ogni cosa creata obbedisce al disegno di Dio e di questa creazione siamo parte noi tutti. A noi Dio l’ha affidata perché possiamo custodirla e goderne i frutti, e in essa possiamo riconoscere l’impronta di Dio e della sua paternità. Anche san Paolo nella seconda lettura, scrivendo ai Romani ricorda che l’opera di Dio è sotto gli occhi di tutti: «le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute». Donaci occhi Signore per riconoscere la tua presenza e la tua cura, liberaci da ogni ansietà perché possiamo rinnovare la nostra fede in te.

Commento di don Marco Bove


31 maggio 2018

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