logo san paolo
lunedì 23 luglio 2018
 

Domenica 6 maggio - VI di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (15,26–16,4)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. / Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».
   

Dalla Parola alla vita

Il tempo pasquale lentamente ci sta portando verso la Pentecoste, pienezza della Pasqua, ma ancora una volta la liturgia domenicale ci invita a soffermarci sul centro della nostra fede, sul mistero della risurrezione del Signore.

Tra i testimoni di Gesù risorto, san Paolo occupa un posto speciale, dal momento che non è un testimone della prima ora, eppure anche lui è uno di quelli che ha incontrato il Signore dopo la sua passione. Anzi, riascoltando il racconto degli Atti degli Apostoli nella prima lettura, dobbiamo dire che è proprio Gesù risorto che sulla via di Damasco lo va a cercare e gli pone la famosa domanda: «Perché mi perseguiti?». È sempre il Signore che ci viene a cercare, anche quando stiamo percorrendo una strada sbagliata, ci chiede ragione della nostra vita e delle nostre scelte, soprattutto quando siamo convinti di essere nel giusto, di fare tutto “per il Signore”.

Paolo si ricorda molto bene della sua vita precedente quando era un persecutore della Chiesa, e per questo pur riconoscendo che il Signore lo ha cercato, si ritiene indegno di una grazia così grande. Scrivendo ai Corinzi dice chiaramente: «Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono». Dunque Saulo divenuto Paolo è ben consapevole della grazia che ha ricevuto, ma per questo non si monta la testa, si considera “piccolo” davanti a Dio e nei confronti degli altri apostoli. Anche noi in questo tempo dobbiamo domandarci dove il Signore ci darà appuntamento, dove ci verrà a cercare; qual è per noi la via di Damasco e in che modo potremo riconoscere la sua presenza, come pure le nostre scelte sbagliate.

Proprio a questo proposito dobbiamo fare memoria di una promessa che il Signore aveva fatto ai suoi e per questo anche a noi: «Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me»: è il dono dello Spirito Santo che ci permette di ricordare le parole del Signore, di riconoscere la sua presenza, di renderci conto dei nostri errori per rimanere in un atteggiamento di umiltà e di discernimento, sulla nostra vita e sulla vita della Chiesa di oggi.

Dove, Signore, ci stai guidando? Quali sono i passi per noi personalmente e per la Chiesa di oggi? In che modo stai chiamando anche noi, come hai fatto con l’apostolo Paolo, alla conversione e alla testimonianza di fede? Come anche noi, Chiesa di oggi, siamo mandati ad annunciare il tuo Vangelo di salvezza, la tua morte e risurrezione? Donaci il tuo Spirito Paraclito, perché con la sua luce e la sua forza possiamo essere oggi i testimoni della tua Pasqua, pur sapendo che, come è accaduto agli apostoli, anche noi potremo essere scacciati e che ancora oggi, in molte parti del mondo, tanti soffrono persecuzione e morte a causa del Vangelo.

Commento di don Marco Bove


03 maggio 2018

I vostri commenti
0
scrivi
 
Pubblicità
Edicola San Paolo