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sabato 21 settembre 2019
 

Domenica 8 settembre - II dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,28-32)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
  

Dalla Parola alla vita

Una delle parabole usate dal Signore Gesù che troviamo nel Vangelo di oggi, riprende una immagine cara all’Antico Testamento e in particolare ai profeti: si tratta della vigna, una coltura molto presente nella terra di Israele e molto apprezzata per il suo frutto. Il valore simbolico della vigna lo possiamo ritrovare nella lettura del profeta Isaia: si tratta di un vero e proprio “canto d’amore” che il Signore pronuncia per la sua vigna, cioè per il suo popolo.

Il testo elenca tutto ciò che il Signore ha compiuto in favore della sua vigna, tutta la cura e la fatica spesa perché producesse buoni frutti: «Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi». La vigna è una delusione per il suo padrone, tanta fatica per nulla; ma alla fine del cantico si dice chiaramente qual era l’aspettativa di Dio nei confronti del suo popolo: «Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele: gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi».

Ecco dunque come la predicazione profetica, attraverso l’immagine della vigna, si lega con quella di Giovanni Battista, che può essere considerato l’ultimo degli antichi profeti, a cui fa riferimento il Vangelo di oggi. Gesù, descrivendo il suo popolo attraverso i due figli invitati a lavorare nella vigna, accosta provocatoriamente due categorie di persone: quelli ritenuti distanti da Dio, i pubblicani e le prostitute, e coloro che, ritenendosi giusti, non si sono lasciati smuovere dalla predicazione del Battista, che chiamava tutti a un battesimo di conversione. Gli ascoltatori a cui Gesù si sta rivolgendo sono i secondi, ai quali Gesù rimprovera proprio questo: «Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Questo secondo figlio della parabola, che risponde prontamente ma poi nella realtà non muove un dito, assomiglia molto al figlio maggiore dell’altra famosa parabola del figliol prodigo o del Padre misericordioso, che si ritiene giusto ma che non vuole più entrare nella casa del Padre. E la provocazione di Gesù sta proprio in questo: coloro che abitualmente vengono disprezzati, pubblicani e prostitute, vi passano avanti nel regno di Dio.

Nella parabola però, nessuno dei due figli risponde all’invito del padre: il primo, più spudoratamente dice di non averne voglia; il secondo, con un pizzico di ipocrisia, risponde prontamente ma non altrettanto prontamente fa ciò che ha promesso. In fondo nessuno è disposto ad obbedire: siamo un popolo ribelle, poco disposto a compiere la volontà di Dio. Solo passando attraverso il pentimento è possibile entrare nella volontà del Padre. Giovanni il Battista, che in queste domeniche dopo il Martirio ci sta accompagnando, è lo strumento di cui Dio si serve per la nostra conversione. Anche oggi il Signore ci sta chiamando a lavorare nella sua vigna. Cosa risponderemo? Ma soprattutto che cosa saremo disposti a fare?

Commento di don Marco Bove


05 settembre 2019

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