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martedì 13 novembre 2018
 

Domenica delle Palme (Anno B) - 25 Marzo 2018

LA PASQUA SI PORTA “TATUATA” SUL CORPO

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei».

Marco 14,1-15,47
   

La domenica delle Palme è dedicata alla proclamazione del “Passio”. Letterariamente parlando i Vangeli sono lunghe preparazioni alla narrazione della Pasqua di Nostro Signore, momento in cui cambia nettamente il ritmo e l’intensità del racconto. Siamo nel cuore del Vangelo, e va sempre ricordato che passione e morte sono solo una parte di un pezzo unico, il quale, senza la risurrezione, è incompleto. Questa unità è costituita, però, di elementi talmente importanti che la sua proclamazione vocale non è sufciente: bisogna “celebrare” questo testo, non basta leggerlo o ascoltarlo. Non c’è qualcosa da capire, ma da vivere.

In effetti stiamo entrando nella Settimana Santa, che si apre con una liturgia movimentata, coinvolgente, che, solo per dirne qualcosa, parte da una processione gioiosa e implica la ricezione di un segno come quello dei rami di ulivo o delle palme stesse. Ci porterà a inginocchiarci nel momento della lettura della morte di Gesù, ci chiederà di agitare i rami di ulivo durante l’Osanna del Sanctus.

Questa domenica introdurrà altri gesti: una lavanda dei piedi, un bacio sulla croce in un giorno di digiuno e infine una notte di veglia festosa, per dire i principali. Insomma siamo nel tempo in cui tutto il corpo deve essere coinvolto – come sempre, in fondo – nella liturgia.

Perché la salvezza che il Nostro Signore ci porta non è solo una visione diversa delle cose. È con tutto il suo corpo e per mezzo del suo corpo che ci salva; e salva tutto il nostro corpo, non solo le nostre deduzioni. È nel suo vero corpo che, passando per la Pasqua, arriverà fino al Padre.

LA CARNE DI CRISTO. Riceverà del profumo sul capo, perché Cristo vuol dire “unto di olio profumato”; consegnerà nel pane e nel vino il segno sacramentale della sua carne e del suo sangue; prostrato a terra nel Getsemani invocherà il Padre celeste con la parola labiale di un bimbo, “Abbà”, mentre si sta consegnando alla più terribile delle prospettive; verrà tradito con un bacio, e gli metteranno le mani addosso; e riceverà sputi, botte, schiaffi; sul suo capo andrà una corona di spine, e sarà inchiodato mani e piedi, ossia sarà crocifisso. Per stare solo ai dati sommari della Passione nel Vangelo di Marco. Nel suo vero corpo risorgerà, perché, appunto, nel suo vero corpo è stato ucciso.

La sua salvezza non la si assimila con un libro o una conferenza, ma con i sacramenti, con atti liturgici che sigillano e innescano le opere della grazia nella nostra vita. Tertulliano, nel III secolo, affermava: «Caro salutis est cardo», “la carne è il cardine della salvezza”.

Se a questa Settimana Santa ci avviciniamo per “capire”, ci scivolerà addosso inutilmente. Se desideriamo che incida sulla nostra esistenza, bisogna permettere che scriva sul nostro corpo, nelle liturgie, nel digiuno, nella preghiera, sfruttando le occasioni che la Provvidenza ci regala per fare atti di comunione e di misericordia. La Pasqua si porta tatuata, incisa nel corpo. Con il corpo siamo stati amati. Con il corpo amiamo.


22 marzo 2018

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