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domenica 31 maggio 2020
 

Epifania del Signore 6 gennaio 2020

Non più schiavi del denaro e del successo - Entrati nella casa, videro il bambino
con Maria sua madre, si prostrarono
e lo adorarono. Poi aprirono
i loro scrigni e gli offrirono
in dono oro, incenso e mirra.
Matteo 2,1-12

L’avventura dei Magi culmina nell’adorazione del Re indicato dalla stella e dalle profezie. Dopo l’adorazione questi uomini fanno un gesto molto profondo: «Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra». La loro reazione davanti a Gesù Bambino è un po’ come il parametro di un vero incontro con Cristo. Vediamo di capire meglio. “Aprire lo scrigno” è quel che si fa quando si ha il cuore toccato, e lo scrigno è il proprio tesoro, quel che si ha a cuore, e lo stesso Vangelo di Matteo dice che «l’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone» (Mt 12,35). Quello che l’uomo tesaurizza nel suo cuore è il contenuto dei regali dei Magi. Nel cuore dell’uomo c’è l’oro. Spesso l’uomo perde sé stesso appresso alla ricchezza e per denaro si fa tutto il male del mondo. Famiglie spaccate, generazioni sofferenti, nazioni oppresse a causa della sete della ricchezza. L’oro è l’idolatria fondamentale, è il materiale del vitello dell’Esodo. Questi sapienti hanno capito che c’è qualcuno che vale più del loro oro, possono liberarsene, possono donarlo. L’amore di Cristo porterà tanti uomini e donne a disobbedire all’assolutizzazione del denaro. Francesco d’Assisi aprirà il suo scrigno e darà il suo oro, come tantissimi altri. Nel cuore dell’uomo c’è anche la trappola dell’incenso, che rappresenta l’onore, la gloria, il successo, la fama. Il profumo, l’aura che ci portiamo, quel che gli altri percepiscono di noi. Una vita passata alla mercé dell’opinione altrui, una sete di successo che rende meschini, invidiosi e maldicenti. La propria immagine come il tiranno delle proprie giornate. Vivere per il proprio onore e odiare per una vita intera per rivendicare una gloria da quattro soldi. Chi incontra Cristo si libera di questa schiavitù e la può consegnare a Lui.

IL PROFUMO DEL MIO FUNERALE.

 - 

Ma il dono più oscuro sembra essere la mirra. Si tratta di una resina aromatica usata per la sepoltura e in Gv 19,39 Nicodemo la offre per il corpo di Gesù. Che dono è? Posso donare il mio oro al Signore, ossia la mia ricchezza, e così il mio incenso che è la mia immagine, il mio profumo. Ma la mirra è quello che serve per la mia sepoltura: è il profumo del mio funerale, è la mia tomba che dovrà essere bella. Da che abbiamo vestigia umane troviamo tombe; si parte per l’Egitto per vedere le Piramidi che sono tombe e il mondo antico era centrato sui monumenti funebri. L’Altare della Patria è una tomba e un tempo c’erano degli anziani che morivano di fame, ma qualcuno trovava nascosto il denaro per un funerale in pompa magna. La mia mirra mi farà fare bella figura pure da defunto. È la mia memoria, sono i miei progetti per essere eterno, per esorcizzare la morte. È tutto quel che pianifico per negare che sono un soffio, che sono fragile. Il Salmo 116 dice: «Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli». Si vede se uno ha trovato Cristo come i Magi perché non è più schiavo del denaro, del successo e dei suoi progetti. Può disprezzare denaro e fama e morire. Chiunque ami fa questo.

 


03 gennaio 2020

 
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