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venerdì 23 ottobre 2020
 

Fatti o mancati, i gol che pesano

Ciro Immobile, 19 gol in 17 partite (EPA/Simone Venezia).
Ciro Immobile, 19 gol in 17 partite (EPA/Simone Venezia).

Cara zia, il campionato è ripartito dopo la pausa natalizia, ed è ripartito coi botti, non quelli assurdi di fine anno, ma quelli innocui e festosi: i gol dei grandi attaccanti. La Juventus ha subissato il Cagliari con una tripletta di Cristiano Ronaldo (la prima dopo un anno e mezzo in Italia: la Serie A non sarà attraente come la Premier League o la Liga spagnola, ma rimane un campionato dove non è facile andare in rete), l’Inter ha risposto con due sassate di Lukaku, la Lazio ha contato anche in questa occasione sui gol del capocannoniere del campionato, Ciro Immobile. Juventus, Inter e Lazio: le prime tre squadre in classifica, le altre sempre più staccate, a un turno dal termine dell’andata e dall’assegnazione del titolo meramente statistico di Campione d’inverno.

Chi tra i cannonieri è rimasto a secco, ha penalizzato la propria squadra. Il bosniaco Dzeko, centravanti della Roma, ha perso il duello a distanza con Andrea Belotti: La doppietta dell’attaccante della Nazionale ha permesso al Torino di espugnare l’Olimpico. I giallorossi ora sono quarti in classifica, ma tallonati dalla “macchina” Atalanta, un collettivo che macina gioco e gol (10 nelle ultime due gare).

Chi avrebbe dovuto portare gol e punti alla propria causa in questa domenica è Zlatan Ibrahimovic, il grande ritorno in casa Milan. Ahilui, niente festa al Meazza, bensì un misero 0-0 con la Sampdoria. La crisi di gioco e risultati dei rossoneri è resa evidente non tanto dalla posizione in classifica – un tiepido undicesimo posto in coabitazione con l’Hellas Verona – quanto dalla distanza in punti dalle zone calde: 23 punti dalla vetta e solo 10 dall’ultima posizione. Il 38enne Ibrahimovic, reclutato dal Milan per necessità come un riservista dell’esercito israeliano, promette di risollevare le sorti dei compagni, ma saggezza vorrebbe che prima di puntare a superare chi sta davanti, bisognerebbe guardarsi da chi sta dietro. L’umiltà, purtroppo, non fa parte del bagaglio tecnico dell’esperto campione svedese: «Ero molto concentrato in campo per fare un gol ed andare a fare l’esultanza come Dio sotto la curva», ha dichiarato al termine del “pareggino” con la Samp.

Eppure lui stesso dovrebbe capire il pericolo che corre, quello di autoaccreditarsi come la medicina che risolve il “Mal di Milan” mentre invece la crisi rossonera è molto più profonda e viene da lontano. Se i risultati non arriveranno, a Ibra i tifosi rossoneri, spazientiti e delusi, faranno fare la fine del vero Dio il venerdì Santo.


08 gennaio 2020

 
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