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venerdì 26 febbraio 2021
 

I profughi indifesi contro l'inverno

Erbil: il campo dei profughi yazidi prima della nevicata (foto T. Dutto).
Erbil: il campo dei profughi yazidi prima della nevicata (foto T. Dutto).

Da Erbil - In questo momento, in Kurdistan, senza le luci della ribalta, rischiano la morte per il freddo e le malattie centinaia e centinaia di persone: anziani, infanti, donne, uomini  gli elementi più deboli delle comunità sfollate e dei profughi dalla Siria. Da tre giorni piove in Erbil e due giorni fa é anche nevicato sulla città, il fango intorno agli accampamenti  impera. La temperatura é oggi sotto zero e lo é da tre giorni.

Nella ormai famosa e fatidica Ankawa Mall, la struttura grezza del centro commerciale che ospita oltre 400 famiglie ovvero oltre 1.700 persone, le stufe a kerosene, prima considerate pericolose, poi fornite due settimane fa con 40 litri di kerosene ognuna, ora sono spente. La scorta é finita subito e non arriva ancora il kerosene. In altre località non esistono forme strutturate di riscaldamento negli stalli assegnati alle famiglie.

La comunità Yazidi di 14 famiglie, già nostri amici, accampata nel campo del cantiere vicino al grande albergo di Erbil vive questi momenti di estremo freddo con bambini e adulti in ciabatte infradito, tutti raccolti in piccoli ambienti che non possono essere definiti abitazione, con il fuoco esterno alle pareti alimentato da scarti del legname di un cantiere dismesso, che comunque sta per finire.

Stiamo fornendo ora scarpe, calze, latte in polvere, pannolini almeno per i bambini e ci sono infanti nati in questa condizione. L’ambulatorio presso la Ankawa Mall opera con medici volontari locali fornendo oltre 70 visite al giorno e si dichiara in grave carenza  di medicine. Proveremo a soddisfare almeno qualche specialità tra le più richieste e mancanti.

 

E queste scene sono in Erbil, nella capitale del Kurdistan, nella pianura, mentre a Shaklawa, sulle alture oltre 1.000 metri, un tempo luogo di villeggiatura estiva, oppure in Dohuk, in Zako o Suleimania, località nelle montagne imbiancate dalla neve già da giorni, negli immensi campi di tende dei profughi siriani e degli sfollati dalla piana di Ninive, si stanno verificando altri drammi silenziosi dovuti al freddo e alle malattie che attaccano i più deboli, con il freddo polare e la neve fuori, nella pioggia e nel fango.

 

Questa immane sofferenza, oltre agli adulti, già compromessi nella salute, anche mentale, per la frustrazione dei mesi di cattività in condizioni di sopravvivenza, tocca un numero di infanti, bambini, giovani che avranno negli occhi e nella mente, per tutto il resto della loro vita, le sofferenze subite in prima persona e quelle viste in chi sta loro vicino.

Portare un paio di scarpe, le calze, un abito pesante, qualche medicina, le poche cose indispensabili a sopravvivere potrà addolcire o mitigare la loro sofferenza? Difficile sapere la verità, ma é imperativo continuare assolutamente, senza interruzione, ogni fornitura a chiunque sia in bisogno, senza chiedere “chi sei?”.

Terry Dutto
(FOCSIV)


26 gennaio 2015

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