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martedì 25 giugno 2019
 

I sogni spezzati di Melissa

Caro don Antonio,

ho appena finito di leggere l’articolo “I sogni spezzati di Melissa” di Roberto Zichittella (FC n. 22/2012). E subito mi è venuto il desiderio di scriverle per ringraziare il giornalista e lei che lo ha pubblicato. Come avrà capito, sono di Mesagne, in provincia di Brindisi. Lavoro in una scuola dell’infanzia e sono impegnata in parrocchia come responsabile dell’Azione cattolica. Sono nata e continuo a vivere in questa piccola città. Per me molto bella, anche se spesso “oltraggiata” dai mass media. Però, è sempre la mia città. Anzi, la nostra città. L’articolo del suo giornalista spiega molto bene qual è la realtà in cui viviamo. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Ribadisco solo (e con forza) che è vero che ci sono “semi di male”. Come ovunque. Ma ci sono anche tantissimi “semi di bene”. Anche se non fanno “rumore” o notizia.

Avrei voluto che chi ha parlato della nostra Mesagne senza conoscerne veramente la realtà, fosse stato presente il giorno dei funerali di Melissa. La città si è fermata per tutto il tempo. Avvolta nel silenzio. Tutti noi mesagnesi eravamo “insieme e uniti” sul piazzale della chiesa madre. A piangere e pregare per Melissa e i suoi genitori. E per le altre ragazze ricoverate in ospedale per le ferite riportate.

I nostri giovani e quelli delle città vicine, tutti dalla faccia pulita e con grandi sogni, erano assieme a noi adulti a condividere quei momenti di commozione. È stato davvero consolante toccare, quasi con mano, come l’intera Puglia fosse vicina a noi.

I giovani, sì, erano tristi. Ma da loro sprizzava la voglia di andare avanti. Senza paura. A difesa della legalità. Ho visto nei loro volti il desiderio di una vera libertà. Una libertà che hanno espresso in quei palloncini bianchi, con il nome di Melissa, che hanno lasciato andare in alto. Nel cielo azzurro, verso il sole. Un grazie anche a tutti gli italiani che, in vari modi, ci hanno manifestato la loro vicinanza. Voglio dire alla nostra bellissima e martoriata Italia: «Coraggio, preghiamo perché chi ha commesso il male, si converta e viva». E andiamo avanti con la certezza che il bene vincerà. Se ciascuno di noi saprà dare il proprio contributo. Anche se piccolo.

Anna Rita - Mesagne (Brindisi)

«Non si uccide così una bambina».

In questa espressione di una mamma di Mesagne, riportata dal nostro giornalista Zichittella nel suo servizio, è racchiusa la reazione, dolente e rabbiosa, di tutti i mesagnesi. “Brindisi piange” c’era scritto su un lenzuolo. Ma il pianto è corale.


Melissa resterà nel ricordo e nel cuore di tutti. Mai una scuola era stata aggredita con tanta spietatezza. Follia inaudita. Inaccettabile. «Che sia terrorismo, mafia o il gesto di un folle», ha detto don Luigi Ciotti, «in ogni caso c’era la volontà di uccidere. Si tratta di assassini che hanno studiato e calcolato di ammazzare gli studenti».


 Ma “i sogni spezzati di Melissa”, assieme alle ferite delle sue compagne, hanno suscitato unanime sdegno. Non solo tra gli studenti, che hanno sfidato i barbari assassini: «E adesso ammazzateci tutti». E anche: «Saremo sempre uno in più di voi». Ma anche i concittadini di Melissa hanno reagito con orgoglio. “Insieme e uniti”. Nel silenzio della commozione e della preghiera, al momento dei funerali.

Una risposta impensabile, forse, fino a qualche anno fa. Soprattutto in una città indicata come il “cuore” e la culla della Sacra corona unita. Al pari di Corleone per Cosa nostra. I “semi di bene” e gli anticorpi hanno cominciato a germogliare, contro criminalità, intimidazioni ed estorsioni. La società civile ha reagito.

A Mesagne, nel giorno della strage, era in arrivo la Carovana antimafia di don Ciotti. Qui, in tutta la Puglia, Libera gestisce i beni confiscati ai mafiosi della Sacra Corona Unita. Alimenta la cultura della legalità. E dei diritti, che non sono favori. C’è stata una reazione più corale e organizzata. Al di là dell’emozione e dell’indignazione. Normale dopo la strage. Un passo oltre la rassegnazione omertosa.


Dopo Melissa, nulla sarà più come prima. Non si può tornare a scuola come se nulla fosse successo. E non solo a Mesagne. Mafia e malavita organizzata si vincono con la cultura. Più che con le Forze dell’ordine, che pur devono vigilare e intervenire. La scuola è presidio di democrazia. Educa alla legalità. Fa terra bruciata attorno all’illegalità. Ed è quel che più teme la mafia, che cerca nuove leve tra i giovani.

I ragazzi di Mesagne hanno intrapreso un cammino. E don Luigi Ciotti andava a confermarli nel loro impegno. Nel frattempo, c’è stata la bomba. «Ho visto la devastazione dell’esplosione. Si voleva fare una strage», ha detto il fondatore di Libera, recandosi alla scuola. «Mi sono chinato sui libri e i quaderni accartocciati e bruciacchiati. Ne ho sfogliato qualcuno. Vi ho trovato appunti che parlavano della Costituzione, di educazione alla legalità, dei diritti di cittadinanza».

Ora, ancor più dopo Mesagne, la speranza del Paese sta nelle nuove generazioni. Se sapranno assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità. Come ha invitato a fare il presidente Giorgio Napolitano, nella commemorazione di Falcone, a vent’anni dalla morte: «Completate con impegno la vostra formazione, il vostro apprendistato civile e scendete al più presto in campo». Sono certo che questi ragazzi non deluderanno il presidente. Anche nel nome di Melissa.

D.A.


06 giugno 2012

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