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domenica 31 maggio 2020
 

II domenica del tempo ordinario (Anno A) - 19 gennaio 2020

E il passato diventa storia di misericordia

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui

che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me

viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”».

Giovanni 1,29-34

 

Il prologo di Giovanni, tra le cose grandiose che proclama, ne fornisce anche una apparentemente circoscritta:

«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1,6s).

Generalmente pensiamo che la testimonianza di Giovanni riguardi solo l’inizio del ministero pubblico di Gesù. Ma il quarto evangelista, che non è solito dare informazioni insulse, dice una cosa un po’ grossa: «Venne… perché tutti credessero per mezzo di lui». Tutti significa tutti. Quindi anche noi.

Non possiamo credere se non passiamo per la sua testimonianza, se non recepiamo quelle categorie che il Vangelo di questa domenica ci permette di ascoltare. Allora prendiamo con cura le cose che ci dice, le prime per esempio.

Giovanni esordisce dicendo che Gesù è “l’agnello di Dio”: il rituale principale della fede ebraica verteva attorno al sacrificio di un agnello il cui sangue, posto sugli stipiti delle porte degli israeliti al tempo dell’Esodo, fu più forte dell’angelo della morte che passò oltre. Allora Gesù ha questa attinenza: quella della vera Pasqua, non quella che libera da un oppressore specifico, come il faraone, ma da un nemico più esteso.

Il Battista, per spiegare quello che ha detto, aggiunge “colui che toglie il peccato del mondo!”. Beh, noi questa frase l’abbiamo presa sul serio, tanto che in ogni singola Eucarestia il celebrante la ripete ostendendo il corpo del Signore prima di comunicarci a esso. Magari ci sarebbe da ricordare che “togliere” è una scelta debole per tradurre qualcosa che in latino suona: qui tollis peccata mundi e che corrisponde al verbo greco che non significa semplicemente “togliere”, ma “prendere su di sé, farsi carico, portare”. I peccati non vengono rimossi, è molto di più quel che succede!

IL PESO DEGLI ERRORI.

Vediamo di capire: il peccato è un materiale che l’uomo non sa gestire. Ognuno è costretto a portare sulle spalle il peso dei propri errori. Si può smacchiare un vestito o purificare un materiale, ma togliere una colpa dalla coscienza di una persona è un’attività sovrumana. La psicodinamica, per esempio, cerca di gestire o sublimare, dovendo talvolta aiutare a evitare le rimozioni, assai pericolose… ma non può perdonare il peccato. Il tema della colpa è difficilissimo da svolgere per il cuore umano.

C’è chi, ingenuamente, dice: Dio non ricorda più i tuoi peccati, non ti preoccupare! Il problema è che me li ricordo io. È quella la tortura. Inutile cercare soluzioni razionali o sentimentali. Ci vuole qualcuno che abbia il potere di perdonare i miei errori, sicché non siano più il ricordo di quanto ho saputo sbagliare, ma di quanto sono stato amato.

Ecco Colui che prende su di sé il peccato del mondo. Ecco l’unico che sa trattare queste scorie radioattive che sono le mie stupidaggini. Ecco chi illumina il mio passato trasformandolo in una storia di misericordia. Ecco chi mi ama senza parentesi, peccati compresi.

 

 

 

 



 

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