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sabato 19 settembre 2020
 

III Domenica di Pasqua - 26 aprile 2020

Ci siamo addentrati nel Tempo pasquale e la liturgia di questa terza domenica ci richiama l’orizzonte ultimo non solo di questo tempo liturgico, ma della Pasqua stessa, che potremmo raccogliere attorno a due doni, come i frutti maturi della sua passione, morte e risurrezione, cioè il perdono dei peccati e l’effusione dello Spirito Santo. Fin dai primi passi del suo ministero pubblico, il Vangelo ci ricorda qual è il compito, la missione che il Signore Gesù ha ricevuto dal Padre. Nel brano evangelico di quest’oggi Giovanni il Battista, vedendolo venire verso di lui, lo indica alla folla dicendo: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». Dunque come l’agnello della pasqua ebraica, sacrificato nel ricordo della liberazione dalla schiavitù d’Egitto, anche il Signore Gesù sarebbe stato sacrificato come agnello di una Pasqua totalmente nuova, per una nuova liberazione, non dalla schiavitù dell’Egitto, ma da quella del peccato. Le parole che Gesù stesso aveva pronunciato nell’ultima Cena lo avevano anticipato e noi in ogni celebrazione eucaristica ne facciamo memoria, attraverso quelle medesime parole che il sacerdote pronuncia sul calice del vino: «Questo è calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati». Anche la Lettera agli Ebrei, nell’epistola di questa domenica, lo esprime in modo molto efficace: «Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna». La redenzione eterna è dunque il perdono di Dio offerto a tutti, la misura di una misericordia senza misura, che viene a noi attraverso la Pasqua del Signore Gesù. L’altro filo rosso, che ci accompagnerà fino alla conclusione del tempo pasquale, è la promessa dello Spirito Santo: questo tempo liturgico si chiuderà infatti con la solennità della Pentecoste. Ma fin dalla prima presentazione del Signore sulle rive del Giordano, ritroviamo la presenza dello Spirito, che scende su di lui e su di lui rimane, perché a sua volta lui stesso possa effondere su tutti quel medesimo dono. Giovanni Battista lo dichiara esplicitamente, riferendo ciò che Dio gli aveva indicato come segno di riconoscimento del Figlio: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». Ed è quel medesimo dono che, attraverso la predicazione apostolica, raggiunge ogni credente venuto alla fede. L’episodio descritto nella lettura degli Atti degli Apostoli ce lo testimonia in modo evidente, raccontando il momento in cui, nella città di Efeso, dodici uomini vivono la loro “pentecoste”, ricevendo il Battesimo nel nome del Signore Gesù e, immediatamente anche l’effusione dello Spirito Santo. Questo nostro tempo, il tempo della Chiesa, ci è dato perché l’annuncio pasquale e i doni che lo accompagnano, come nella stagione delle origini, possano raggiungere tutti, donando nuova luce e nuova speranza. E di questo annuncio i credenti di oggi sono chiamati a essere segno e strumento.


23 aprile 2020

 
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