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sabato 22 settembre 2018
 

Il Papa: «I rimorsi di coscienza sono un sintomo di salvezza»

È una grazia «sentire che la coscienza ci accusa, ci dice qualcosa». Il rimorso di coscienza è «una piaga che noi quando nella vita abbiamo fatto dei mali, fa male». Ma «è una piaga nascosta, non si vede; neppure io la vedo, perché mi abituo a portarla e poi si anestetizza. È lì, alcuni la toccano, ma la piaga è dentro. E quando quella piaga fa male, sentiamo il rimorso. Non solo sono conscio di avere fatto del male, ma lo sento: lo sento nel cuore, lo sento nel corpo, nell’anima, lo sento nella vita. E da lì la tentazione di coprire questo per non sentirlo più».

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata giovedì mattina a Santa Marta invita a prendere coscienza dei nostri peccati e di confessarli al Signore perché ci doni il suo perdono. Commentando il Vangelo di Luca, dedicato alla reazione di Erode alla predicazione di Cristo, il Pontefice nota che Erode non sapeva «cosa pensare» davanti a Gesù ma «sentiva dentro» qualcosa, che «non era una curiosità, ma un rimorso nell’anima, nel cuore». E trae un insegnamento per noi, oggi: «Noi dobbiamo - permettetemi la parola – “battezzare” la piaga, cioè darle un nome. Dove hai la piaga? “Come faccio padre per tirarla fuori?”- “Ma prima di tutto prega: Signore, abbi pietà di me che sono peccatore”. Il Signore ascolta la tua preghiera. Poi esamina la tua vita. “Se non vedo come e dove c’è quel dolore, da dove viene, che è un sintomo, come faccio?”- “Chiedi aiuto a qualcuno che ti aiuti ad uscire; che esca la piaga e poi darle un nome”. Io ho questo rimorso di coscienza perché ho fatto questo, concreto; la concretezza. E questa è la vera umiltà davanti a Dio e Dio si commuove davanti alla concretezza». Quella concretezza, spiega il Pontefice, espressa dai bambini in confessione.

Il Papa ha concluso con un invito: «Imparare la scienza, la saggezza di accusare se stesso. Io accuso me stesso, sento il dolore della piaga, faccio di tutto per sapere da dove viene questo sintomo e poi accuso me stesso. Non avere paura dei rimorsi della coscienza: sono un sintomo di salvezza. Avere paura di coprirli, di truccarli, di dissimularli, di nasconderli ... Quello sì, ma essere chiari. E così il Signore ci guarisce».

La preghiera finale è affinché il Signore ci dia la grazia «di avere quel coraggio di accusare noi stessi» per incamminarci sulla via del perdono.


28 settembre 2017

 
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