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domenica 22 luglio 2018
 

Il Papa: Non diciamo i peccati in confessionale come se fosse la lista del mercato

Dobbiamo prendere coscienza di essere deboli, vulnerabili e peccatori e che solo la potenza di Dio può salvarci e guarirci. Papa Francesco celebra la Messa a Santa Marta e commenta la seconda lettera di San Paolo ai Corinzi in cui l’Apostolo parla del mistero di Cristo, dicendo “abbiamo un tesoro in vasi di creta”. «Tutti noi siamo vulnerabili, fragili, deboli, e abbiamo bisogno di essere guariti», dice Francesco. «E lui lo dice: siamo tribolati, siamo sconvolti, siamo perseguitati, colpiti come manifestazione della nostra debolezza, della debolezza di Paolo, manifestazione della creta. E questa è la nostra vulnerabilità. E una delle cose più difficili nella vita è riconoscere la propria vulnerabilità. Alle volte, cerchiamo di coprire la vulnerabilità, che non si veda; o truccarla, perché non si veda; o dissimulare … Lo stesso Paolo, all’inizio di questo capitolo dice: ‘Quando sono caduto nelle dissimulazioni vergognose’. Le dissimulazioni sono vergognose, sempre. Sono ipocrite».

Oltre all’ipocrisia verso gli altri, sottolinea il Pontefice, c’è anche quella del confronto con noi stessi, cioè quando crediamo di non avere bisogno di guarigione e sostegno: «Questo», avverte il Papa, «è il cammino, è la strada verso la vanità, la superbia, l’autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi. Ma la potenza di Dio, è quella che ci salva, perché la nostra vulnerabilità Paolo la riconosce: “Siamo tribolati, ma non schiacciati”. Non schiacciati, perché la potenza di Dio ci salva. ‘Siamo sconvolti’ – riconosce – ‘ma non disperati’. C’è qualcosa di Dio che ci dà speranza. Siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Sempre c’è questo rapporto tra la creta e la potenza, la creta e il tesoro. Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta. Ma la tentazione è sempre la stessa: coprire, dissimulare, non credere che siamo creta. Quella ipocrisia nei confronti dei noi stessi».

Francesco fa l’esempio della confessione, quando «diciamo i peccati come se fossero una lista di prezzi al mercato», pensando di «imbiancare un po’ la creta» per essere più forti. Invece, nota, «è la vergogna, quella che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio. La vergogna di essere creta e non essere un vaso d’argento o d’oro. Di essere creta. E se noi arriviamo a questo punto, saremo felici. Saremo molti felici. Il dialogo fra la potenza di Dio e la creta: pensiamo alla lavanda dei piedi, quando Gesù si avvicina a Pietro e Pietro dice: ‘No, a me no, Signore, ma per favore! Cosa fai?’. Non aveva capito, Pietro, che era creta, che aveva bisogno della potenza del Signore per essere salvato».


16 giugno 2017

 
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