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giovedì 14 novembre 2019
 
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Il problema più grave è la domanda

Una giovane donna romena di 22 anni è stata aggredita nella notte dell’11 settembre su una delle strade di Roma, dove si trovava con altre compagne in attesa di “clienti”. Due persone, a volto coperto, hanno avvicinato la ragazza e dopo averla colpita più volte l'hanno cosparsa di liquido infiammabile e poi data alle fiamme. La ragazza è stata soccorsa da alcune connazionali e ricoverata in condizioni gravissime, con il 52 per cento del corpo ustionato.

Gli investigatori ritengono che ad aggredirla siano stati due suoi connazionali, forse sfruttatori della ragazza, che la costringevano a prostituirsi su quella strada. Ma non è escluso che possano essere stati dei “clienti”.

Questo ennesimo episodio di violenza ha riaperto il dibattito sulla sicurezza delle nostre strade e ancor più sulla prostituzione, fenomeno dilagante, spesso legato alla criminalità organizzata e al racket. È urgente dare impulso alla lotta contro trafficanti e sfruttatori. Ma anche lavorare su politiche sociali e culturali, per contrastare questo fenomeno alla radice, ovvero a livello della crescente domanda di sesso a pagamento. Argomento, questo, che difficilmente viene preso in considerazione.

I nostri media, infatti, sono più propensi a focalizzare l’attenzione sull’offerta. Quasi mai si parla dell’incredibile numero di clienti: nove-dieci milioni di uomini (che si dicono in gran parte cristiani) usano e abusano ogni mese del corpo di queste donne, molte delle quali minorenni. Questi “consumatori” di sesso a pagamento sostengono e alimentano, con la loro richiesta, questo enorme mercato, e si rendono complici di gravi violazioni dei diritti umani di queste donne, ridotte a schiave.

Quando le incontriamo sulle strade spesso ci ripetono: «Non saremmo qui se nessuno venisse a cercare il nostro corpo». Legalizzare la prostituzione per renderla più accessibile e sicura non risolve il problema del rispetto della dignità della donna, della sicurezza e del decoro di una città o di Paese. Legalizzare la prostituzione in Italia, in questo momento, vuol dire legalizzare la tratta di esseri umani e quindi una delle peggiori schiavitù moderne.

Le stesse multe non sono la soluzione del problema. Serve piuttosto un programma di informazione, formazione ed educazione sessuale seria, rivolto soprattutto ai giovani. E qui, la famiglia, la scuola, le parrocchie, la società e i media hanno un grande ruolo da svolgere e una grande responsabilità. Perché non si parla mai della “domanda”? Perché anche la Chiesa, garante di valori umani e cristiani, non denuncia con forza questo enorme mercato di corpi umani?

L’episodio della giovane romena mi fa tornare alla mente un’altra aggressione di alcuni anni fa. Tre giovani nigeriane, accovacciate attorno a un fuocherello, vengono aggredite da alcuni giovani che lanciano una lattina di liquido infiammabile su quei tizzoni di carbone che immediatamente si incendiano, ustionando gravemente le tre giovani. Una di queste, con il 60 per cento del corpo ustionato, è stata affidata a una delle nostre comunità di accoglienza, seguita per anni con amore e gratuità e aiutata non solo a guarire il suo giovane corpo sfigurato ma soprattutto aiutata a ritrovare la serenità e la voglia di vivere. Un lavoro difficile, delicato e lungo, ma Grace ce l’ha fatta. Ora è sposata ed è diventata mamma di una bella bambina. Purtroppo non tutte le storie di questo tipo giungono a buon fine.


14 settembre 2012

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