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domenica 25 ottobre 2020
 

IV domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore 20 settembre

«In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati... ». La folla spesso è alla ricerca di Gesù, a volte è come se cercasse di inseguirlo, di trattenerlo. A questa folla Gesù si rivolge provocatoriamente, smascherando le vere ragioni di questa ricerca, non è infatti a motivo dei segni da lui compiuti, cioè a motivo della fede, quanto piuttosto perché si sono saziati, hanno ricevuto qualcosa capace di “risolvere un problema”.

Anche a noi il Signore pone implicitamente la stessa domanda, cioè ci interpella sulle vere ragioni della nostra ricerca nei suoi confronti. Spesso non siamo mossi dalla fede in lui, ma solamente dai nostri bisogni, dai nostri interessi. Nelle relazioni umane a volte succede e quando siamo noi coinvolti in questo genere di dinamiche, sperimentiamo una sorta di disagio: qualcuno mi cerca solo per interesse, perché sa di poter ottenere qualcosa e non tanto per aff…etto o per amicizia.

La nostra fede, la nostra ricerca del Signore, ha bisogno dunque di essere purifi†cata dalle sole ragioni umane, o meglio, se da una parte spesso ci rivolgiamo al Signore nei momenti di di‡fficoltà e proprio in questi momenti facciamo esperienza del suo amore e della sua provvidenza, dall’altra parte è come se tutto questo non facesse crescere la nostra fede in lui, per ritrovarci ogni volta nelle condizioni di cercarlo solamente quando abbiamo bisogno.

Ma c’è anche un altro aspetto, perché il Signore mette in guardia la folla da un rischio ulteriore, cioè cercare il «cibo che non dura». Di che cosa si tratta? Potremmo interpretare questa ricerca come il rischio di accontentarsi di rispondere ai bisogni primari della nostra vita, senza riconoscere i bisogni più veri, quelli interiori, legati alla fame e alla sete di un signi†cato autentico per la nostra vita. Ma mentre la folla discute con Gesù chiedendo un segno per poter credere in lui, come era stato ai tempi di Mosè con il dono della manna, il Signore indica invece che il vero pane che viene dal cielo e che il Padre dona è di ben altra natura: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Dunque si tratta di riconoscere che nella nostra vita abbiamo bisogno di ricevere non solo il cibo per sostenerci biologicamente, ma il cibo della vita, quello che viene da Dio. Nella preghiera che il profeta Isaia rivolge a Dio e che troviamo nella lettura di questa domenica, c’è l’espressione di questa consapevolezza, della fragilità umana e del bisogno di essere da Dio custoditi e perdonati: «Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani. Signore, non adirarti †no all’estremo, non ricordarti per sempre dell’iniquità».

L’esperienza di essere povera argilla, fragili e peccatori, ci mette nell’atteggiamento di implorare da Dio il necessario per vivere: tutto riceviamo dalle sue mani, come dono e come frutto della sua grazia.


17 settembre 2020

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