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L'Europa contro la “tratta di esseri umani"

Il 18 ottobre si è celebrata in tutti i Paesi europei la sesta giornata contro la tratta di esseri umani. Come più volte è stato costatato e affermato, il traffico di esseri umani è un’industria illegale che genera miliardi di dollari sfruttando uomini, donne e bambini.

In modo particolare si ritiene che quasi l’80 per cento del racket mondiale della tratta sia per lo sfruttamento sessuale, con circa il 20 per cento di vittime minorenni. Il traffico di persone  è un vero business globale, che non si limita a determinate aree geografiche, come i “Paesi in via di sviluppo”, ma interessa quasi tutte le regioni del mondo, per reclutamento, passaggio o  immissione sul mercato del sesso.

Purtroppo anche l’Italia è fortemente colpita da questo fenomeno, finalizzato non solo allo sfruttamento sessuale, ma anche per quello lavorativo e l’accattonaggio. Uno scenario drammatico e vergognoso, che mostra con evidenza come la nostra società ricca e moderna risulti in realtà assai impoverita dei suoi stessi valori umani, cristiani e culturali.

Nel suo ultimo rapporto annuale, pubblicato recentemente, l’organo anti-tratta del Consiglio d’Europa esorta tutti i Paesi a intensificare la lotta per contrastare questo fenomeno. Lo stesso Segretario generale, Thorbjørn Jagland, ha affermato che «la tratta degli esseri umani è una tragedia europea.

Numerose vittime non sono ancora adeguatamente riconosciute come tali e non ricevono il sostegno di cui hanno bisogno. Inoltre, le difficoltà delle indagini e dei procedimenti giudiziari fanno sì che i trafficanti non siano debitamente puniti per i loro crimini». Per questo esorta le organizzazioni internazionali, le autorità nazionali e gli organi non governativi a «lavorare insieme per porre fine a queste rivoltanti violazioni dei diritti umani inaccettabili nell’Europa del XXI secolo».

Quest’ultima esortazione si è concretizzata il 16 e 17 ottobre presso il Parlamento di Londra, dove si è tenuto un  importante seminario interparlamentare organizzato dalla stessa Unione Europea. Questo incontro voleva essere un segnale concreto per sensibilizzare e preparare la Giornata contro la tratta di esseri umani.

Vi hanno partecipato 80 persone, tra cui parlamentari di 12 Paesi europei e una quindicina di esperti e rappresentanti di organizzazioni non governative. L’Italia era rappresentata dal senatore Maritati, da Marco Scarpati presidente di Ecpat-Italia (End Child Prostitution and Trafficking) e dalla sottoscritta in rappresentanza di tante organizzazioni religiose che da anni si occupano di questa nuova forma di schiavitù. Per me è stata la seconda volta, dopo l’incontro al Senato di Roma nel mese di marzo 2012, tra parlamentari europei.

Questo progetto, della durata di due anni, ha lo scopo di promuovere una rete di parlamentari di diversi Paesi per sviluppare una fattiva cooperazione per il controllo delle frontiere e l’implementazione di strategie adeguate per prevenire il reclutamento, offrire protezione e sicurezza alle vittime e punire sia le organizzazioni criminali come pure quanti lucrano su questo indegno mercato.

Il programma iniziale prevedeva l’organizzazione di seminari di riflessione per i parlamentari di 18 Paesi europei che avevano aderito all’iniziativa con l’obiettivo di far emergere il problema, conoscerne i meccanismi, condividere informazioni sul fenomeno in costante evoluzione e sui risultati delle azioni di contrasto.

A loro volta i parlamentari avrebbero dovuto riportare ai loro rispettivi Paesi di provenienza i risultati e i suggerimenti emersi da questi incontri. Purtroppo, si è più volte notato come gli stessi onorevoli conoscano poco il fenomeno e soprattutto come non ci sia coesione e collaborazione tra le varie forze che operano per il contrasto della tratta di esseri umani.

Anche la giurista Maria Grazia Giammarinaro - dal 2009 Rappresentante Speciale all’Osce per la sicurezza e la cooperazione per il contrasto alla tratta di esseri umani in Europa - ha parlato dell’importanza del lavoro in rete di tutti coloro che lavorano sul territorio. Ci ha ricordato che le direttive europee che saranno implementate nel 2013 da tutti i Paesi dell’Unione devono offrire un forte segnale di contrasto a queste forme di mafia e corruzione.

Questa comune legislazione dovrebbe anche favorire l’identificazione e la protezione delle vittime, offrendo opportunità di accompagnamento, reinserimento e di punizione dei trafficanti.

Che dire poi della confisca dei beni dei criminali per un serio risarcimento dei danni subiti dalle vittime? E cosa fare soprattutto di fronte all’uccisione di tante persone, i cui colpevoli non sono mai individuati o adeguatamente puniti?

La normativa europea potrebbe offrire una adeguata risposta. Come pure sarebbe auspicabile la creazione di nuovi tavoli di confronto e collaborazione tra governi e istituzioni non governative, tra le forze dell’ordine e associazioni del privato che si occupano di prevenzione o reintegrazione. Solo lavorando insieme, ciascuno con la propria specificità si possono trovare soluzioni umane ed efficaci.


24 ottobre 2012

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