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giovedì 04 giugno 2020
 

La famiglia alla prova della crisi

Papa Francesco durante l'udienza (Reuters).
Papa Francesco durante l'udienza (Reuters).

Papa Francesco parla delle difficoltà della famiglia alla prova della crisi e spiega che senza lavoro da essa non si esce. All’udienza numero venti dall’inizio dell’anno allarga il ragionamento sulle prove a cui la famiglia deve far fronte e spiega che la povertà è la prima delle vulnerabilità per la famiglia. Alla fine dell’udienza, per essere più concreto, lancia un appello per gli operai della Whirlpool di Carinaro in difficoltà e poi allarga il discorso a tutta l’Italia: “La situazione dell’intero Paese è particolarmente difficile. È importante che ci sia un incisivo impegno per aprire vie di speranza”.

Poco prima il Papa, continuando le sue riflessioni in vista del Sinodo sulla famiglia, aveva sottolineato che la povertà mette a dura prova anche i legami familiari, aggiungendo che “pianificatori del benessere non capiscono niente” ignorando l’apporto alla qualità della vita dato da “affetti, generazione, legami familiari”. Il Papa lo ha chiamato il “ricatto di Cesare e Mammona” per cui “l’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto”. Invece si ha fame “ non di solo di pane”, ma anche di “lavoro, istruzione, servizi sanitari e sociali”.

Bergoglio ha osservato tuttavia che le famiglie povere in tante parti del mondo vivono “con grande dignità questa condizione”. E ciò è quello che “irrita i pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami familiari come un variabile secondaria della qualità della vita” e che quindi “non capiscono niente”. Invece “noi dovremmo inginocchiarci davanti a queste famiglie che sono una vera scuola di umanità che salva la società dalla barbarie”: “Noi cristiani dovremmo essere più vicini alla famiglia, tutti voi ne conoscete qualcuna con papà senza lavoro, mamma senza lavoro, la famiglia soffre, i legami si indeboliscono, è brutto questo, in effetti la miseria sociale colpisce la famiglia e al volte la distrugge”.

Poi è entrato nel merito denunciando “le condizioni di vita nei quartieri disagiati, con problemi abitativi e di trasporti, e la riduzione di servizi sociali e scolastici”. A ciò ci aggiunge  “il danno causato dai pseudo modelli diffusi dai mass media, basati sul consumismo e l’apparire che influenzano i ceti sociali più poveri” e “incidono sui legami familiari”. La Chiesa dunque se vuole “curare la famiglia, curare l’affetto, quando la miseria mette le famiglie alla prova deve essere vicina ai suoi figli” e deve essere “povera”, che “pratica una volontaria semplicità di vita dei suoi membri per abbattere ogni muro di separazione soprattutto dai poveri”.

 


03 giugno 2015

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