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giovedì 27 febbraio 2020
 
Il grande libro del Creato Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

La ragazza che Gesù ha “risvegliato”

Gesù ha davanti ai suoi piedi un uomo disperato: non teme di prostrarsi a terra lui, capo della sinagoga di Cafarnao, perché l’ultima sua speranza è riposta in quel rabbì, predicatore ambulante, che è spesso ospite della sua città e che frequenta la locale sinagoga. La ragione dell’atto estremo di Giairo – questo è il nome della persona che sta ora in attesa della risposta di Cristo, nome (Jair) portato anche da un antico “giudice” o governatore dell’Israele di molti secoli prima (Giudici 10,3-5) – è effettivamente gravissima: la sua figlia dodicenne è in fin di vita (Luca 8,40-56).

Non è la prima volta che Gesù è coinvolto in situazioni così tragiche, come avremo occasione di vedere in futuro, quando per esempio incrocerà il funerale di un ragazzo, figlio unico di una vedova. Noi ora scegliamo di introdurre la vicenda di Giairo perché, come sanno i lettori, stiamo presentando tutte le figure femminili che si affacciano nel Vangelo di Luca. Gli stessi lettori ricorderanno che la scorsa settimana abbiamo già fatto emergere dalla folla che sta ora accompagnando Gesù alla casa del capo della sinagoga un’altra donna, colpita da una malattia umiliante in quella cultura, le perdite di sangue che la rendevano per la legge “impura” e, quindi, isolata e quasi “scomunicata”. E Gesù l’aveva sanata e “purificata”.

Essa da dodici anni era affetta da emorragia, e dodici anni aveva la figlia di Giairo. Questa connotazione cronologica dell’età della giovane ha forse anche un suo valore simbolico: era, infatti, allora che la ragazza entrava nella maggiore età con il rito detto del bat-mitzvah, cioè “figlia del precetto”, perché da quel momento incombeva su di lei l’osservanza della Legge biblica. Proprio su quella soglia di maggiorenne era risuonata per lei un’altra voce che la chiamava ad abbandonare la vita terrena. E infatti, mentre Gesù si sta avviando con il padre verso la sua residenza, giunge la notizia che la fanciulla è spirata. Ma a questo punto scatta una strana reazione in Cristo. Contrastando l’opinione comune della folla e il lutto che già si manifesta con i tipici rituali orientali di lamento e grida, egli pronuncia due frasi che suscitano persino irrisione nella folla: «Non temere, soltanto abbi fede, e sarà salvata... Non piangete! Non è morta, ma dorme» (8,50.52).

Gesù entra in quella casa e da allora Luca usa poche frasi, ma tutte suggestive. Cristo prende per mano la giovane e, ad alta voce, esclama: «Fanciulla, alzati!». L’evangelista Marco (5,41) conserva anche le precise parole pronunciate da Gesù nella sua lingua, l’aramaico: Talita’ qum, «Ragazza, in piedi!». Essa si rianima e si alza davanti ai genitori sbalorditi. Con un’attenzione sorprendente Cristo le fa portare del cibo, stremata com’era dalla lunga e grave malattia.

In finale noi sottolineiamo solo un dato celato in una delle due parole di Gesù: quell’ordine «Alzati!» nel greco di Luca è égheire che letteralmente significa «Risvegliati!». Ma nel Nuovo Testamento è anche il verbo “risorgere”. Quando si incontra Cristo, la morte si trasforma in un sonno dal quale ci si risveglia-risorge per scoprire «l’altra faccia della vita rispetto a quella rivolta verso di noi», come scriveva il grande poeta austriaco Rainer Maria Rilke.


17 gennaio 2019

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