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martedì 24 novembre 2020
 

La venerazione del corpo di Carlo Acutis

Caro don Antonio, vorrei parlarti delle mie impressioni sull’apertura della tomba di Carlo Acutis. Preciso che l’anno scorso, in occasione di una mostra sui “Santi della porta accanto”, al mio gruppo di catechismo avevo parlato diffusamente della vita straordinaria di Carlo, cercando di portare i ragazzi a comprendere come sia possibile vivere la santità in un’esistenza normale.

Giorni fa mi sono imbattuta in internet nel video dell’apertura della tomba di Carlo ad Assisi e la vista di quel giovane corpo mi ha sconvolto. Ho subito pensato allo strazio dei genitori che forse assistevano all’apertura. Poi ho letto che era proprio presente la madre già quando dal cimitero di Monza lo avevano trasferito ad Assisi, dando al corpo che manifestava i segni della corruzione mortale quelle cure che si danno ai corpi dei santi per poterle esporre alla pietà (io direi alla morbosità) dei fedeli, tra cui ricostruire il viso e le mani in silicone.

Chiaramente il corpo non era intatto e se quella della corruzione del corpo era una condizione necessaria per la beatificazione, quella condizione non si è verifificata, e perciò non era opportuno fare tutto quello scempio su un giovane corpo (hanno pure tolto il cuore che la mamma ha offerto durante la beatificazione).

Ecco, caro Padre, è tanti giorni che penso a questa barbarie raccapricciante di un essere umano fatto a pezzi per mostrarlo ai fedeli. Ma noi cristiani non adoriamo un corpo morto, ma Gesù, il Risorto, il Vivente nei secoli, perciò perché dobbiamo venerare (e molto spesso il confine tra venerare e adorare è labilissimo) un corpo mortale, pur di una persona eccezionale come Carlo? E che dire della mamma? Forse è addirittura malsano il suo comportamento. Può essere che aver dato i natali a un santo l’abbia fatta diventare forte, che senta sempre vicino la sua presenza e ne venga consolata, posso capire che in tv e nelle interviste racconti la vita del figlio, ma assistere a tutto questo che chiamerei calvario è una cosa troppo forte da digerire, lo dico con l’animo di una mamma. Ho pure pensato a una grossa operazione mediatica e commerciale. Chissà a quanto sono stati venduti i filmati della vita di questo ragazzo, che veramente ha tutto il mio affetto e la mia ammirazione.

Penso che Carlo sia stata un’anima illuminata, destinata al Paradiso, e che nella sua breve esistenza è stato pieno di grazia e di Spirito Santo e può essere un testimone glorioso e una guida per i nostri giovani. Io lo avrei fatto beato così, senza tomba aperta e tutto il resto.

LETTERA FIRMATA

Carissima, grazie per queste riflessioni, che nascono da un cuore di mamma e da un grande amore per lo stesso Carlo Acutis, un vero testimone di fede dei nostri tempi. Penso che la mamma di Carlo sia stata un po’ travolta dalla situazione, chiamata da tutte le parti a parlare del figlio. Certamente sente vicina la sua presenza; anzi, ha confessato, è stato proprio lui a farle ritrovare la fede. Che dire, invece, delle reliquie? Intanto il corpo intatto non era una condizione per la beatificazione (avvenuta per un miracolo ottenuto per intercessione di Carlo). La cura nei confronti dei resti mortali del giovane fa parte dell’attenzione dovuta a un corpo destinato alla risurrezione. La parola reliquia indica ciò che resta e dunque è prima di tutto un segno, un ricordo, di chi abbiamo amato. Se riguarda un beato o un santo, questo segno è una memoria costante dell’amore manifestato in vita da questa persona, simboleggia un legame che non viene spezzato neanche dalla morte, un affetto che durerà per sempre. Per questo la pietà popolare venera le reliquie dei santi: esse ci ricordano l’amore che ci lega, ci mettono davanti agli occhi la testimonianza chi ha amato fino alla fine, sull’esempio di Cristo. Certo, è possibile eccedere e trasformare le reliquie in amuleti, talismani, oggetti di superstizione. La Chiesa deve vigilare perché questo non avvenga. Come ricorda il Direttorio su pietà popolare e liturgia, «una pastorale illuminata sulla venerazione dovuta ad esse non trascurerà di assicurarsi della loro autenticità… impedirne l’eccessivo frazionamento, non consono alla dignità del corpo umano… ammonire i fedeli a non lasciarsi prendere dalla mania di collezionare reliquie… vigilare perché sia evitata ogni frode, ogni forma di mercimonio, e ogni degenerazione superstiziosa». Inoltre, «le varie forme di devozione popolare alle reliquie dei santi, quali sono il bacio delle reliquie, l’ornamento con luci e fiori, la benedizione impartita con esse, il portarle in processione, non esclusa la consuetudine di recarle presso gli infermi per confortarli e avvalorarne la richiesta di guarigione, devono essere compiute con grande dignità e pper un
genuino impulso di fede» (n. 237).


19 novembre 2020

 
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