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domenica 25 ottobre 2020
 

L’allontanamento di Bianchi da Bose: le vostre lettere

Caro don Rizzolo, non sono mai stata a Bose, ma tramite i suoi libri sento Enzo Bianchi molto vicino alla mia anima. Un po’ come un fratello maggiore. Per me è una vecchia quercia che tanti anni fa arrivò a Bose come piccola ghianda portata dal vento, che ha trovato lì un terreno adatto ed è cresciuta. Alla sua ombra sono spuntate nuove querce e quando la vecchia quercia si è messa in disparte, queste ultime, invece di crescere con pazienza grazie alla luce che arrivava dall’alto e al contatto con le radici della vecchia quercia e di altre vecchie querce cresciute lì, vorrebbero che queste ultime siano sradicate. Non si fa: una vecchia quercia sta al suo posto finché un fulmine o una malattia la colpisce a morte!

MARIANGELA PAGANI - Ligornetto (Svizzera)

Mi ha molto rattristato leggere nel n° 23 “Enzo Bianchi si allontani da Bose”. Mi tornano in mente le parole che il padre spirituale dei “piloti di formula 1” pronunciava con le lacrime agli occhi: «Dopo 50 anni di apostolato nella stessa parrocchia, il sostituto mi ha messo completamente all’angolo”. E pensare che il don aveva creato una chiesa, l’asilo per bambini, la casa di accoglienza per gli anziani, la palestra e altro ancora. Il fondatore e priore della comunità monastica di Bose è un autorevole punto di riferimento per tutti noi e per la Chiesa di oggi. Non lo si allontani dalla sua comunità che è la sua famiglia e la sua vita!

LUIGI MODENA

Caro direttore, uno dei motivi che mi hanno spinto a ritornare nella Chiesa sono state le belle e lucide parole che fratel Enzo Bianchi ha scritto e pronunciato. Ho sempre ammirato la sua capacità di collocare le Scritture all’interno della nostra società così dispersa e scristianizzata. Ho passato la vita dentro la Cgil, luogo dove la Parola non è proprio pane quotidiano. Ma le posso assicurare che, in partibus infidelium, per così dire, fratel Enzo era una chiave importante e riconosciuta per parlare dell’esperienza cristiana. La fine molto triste di questa vicenda è l’allontanamento forzato di fratel Enzo dalla comunità da lui fondata con un provvedimento spropositato e senza nessuna motivazione pubblica. Che il Papa lo abbia sottoscritto è per me motivo di delusione e profonda amarezza. Vedere calpestata la dignità di una persona così amata e stimata fuori dalla Chiesa è motivo di dolore, ma anche di riflessione per chi come me, forse ingenuamente, pensava che il cristianesimo potesse diventare finalmente presidio morale in questi tempi così sofferti.

DANTE COLOMBETTI

Grazie per questi interventi, che esprimono il dolore e il dispiacere per l’allontanamento di fratel Enzo Bianchi da Bose. Il vostro dolore è anche il mio, sia per l’amicizia che mi lega a fratel Enzo e a diversi monaci di Bose, sia per il timore che possa venir meno un’esperienza che papa Francesco ha definito «un segno profetico per la Chiesa». Sono certo, tuttavia, che tutti insieme i monaci e le monache di Bose, dal fondatore Enzo Bianchi al priore Luciano Manicardi, sapranno risollevarsi e far diventare questo dramma un momento di crescita e rilancio. Per questo dobbiamo pregare. Senza cercare tanto colpevoli o errori, visto che è una questione che riguarda la vita interna della comunità, ma assicurando la nostra vicinanza e amicizia. Sul sito del monastero si legge che dal 1° giugno «fr. Enzo Bianchi, assieme a fr. Goffredo Boselli e a sr. Antonella Casiraghi hanno dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020. Fr. Lino Breda l’aveva dichiarato immediatamente, al momento stesso della notifica». La nota continua: «Pregate per ciascuno di noi, e per la Comunità nel suo insieme, perché possa proseguire nel solco del suo carisma fondativo». Da parte sua, in un tweet del 9 giugno, Enzo Bianchi ha scritto: «Sulla nostra terra la notte può essere lunghissima, può essere tenebrosa e insopportabile: e non è detto che sia possibile attraversarla ma arriverà l’ora in cui sorgerà il sole e la notte sarà vinta».


26 giugno 2020

 
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