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martedì 10 dicembre 2019
 

Le condizioni della scuola: «Ma è cultura o satira?»

A parte numerose e notevoli eccellenze – penso a quanti giovani laureati si affermano all’estero dopo aver frequentato atenei italiani – le condizioni della scuola in Italia sono preoccupanti. Vuoi per le negligenze di chi governa, investendo in scuola e cultura cifre sempre più irrisorie. Vuoi perché una genitorialità nichilista e inconsapevole ha creato un fossato micidiale nei rapporti alunni-insegnanti, inculcando in questi ultimi – già avviliti da stipendi più bassi rispetto ai colleghi europei – il timore di affermare il proprio talento e la propria autorevolezza di docenti.

Ma al di là di questa diagnosi, dagli ultimi esami di maturità ci viene un florilegio esaustivo nonché esilarante delle condizioni tragiche di una buona parte dei nostri maturandi. C’è chi ha sostenuto che la bomba atomica è stata sganciata su Kawasaki e chi ha definito D’Annunzio un estetista. Per qualcuno il segretario del vecchio Pci era Palmiro Tognazzi e per un altro studente Pirandello scrisse Il fu Mattia Bazar. Le famose guerre tra Guelfi e Ghibellini sono state definite non guerre intestine ma intestinali, mentre Mazzini e Garibaldi fecero la carbonara. Per qualcuno la Costituzione la fecero i Padri Ricostituenti e papa Innocenzo III si proclamò non vicario ma sicario di Cristo. Cosa dire? Che chi da sempre si è cimentato con la satira, leggendo queste risposte vi rinuncerà per sempre. Con una preghiera: Libera nos Domine a malo.

EDGARDO GRILLO

Gli strafalcioni, involontariamente comici, sono sempre esistiti. Già qualche anno fa si pubblicavano “stupidari” riguardanti diverse categorie, dai medici agli insegnanti, senza dimenticare i politici e, ovviamente, gli studenti. Certo è che è sempre più diffuso un analfabetismo di ritorno. Ci sono troppe persone che pur sapendo leggere e scrivere, non comprendono il significato delle frasi e delle stesse parole. Le cause sono tante e non riguardano solo la scuola, dove spesso gli insegnanti svolgono il loro compito con grande dedizione. Forse i nostri giovani, ma anche noi stessi, siamo sommersi da troppi messaggi e sollecitazioni, la comunicazione e l’informazione si è frammentata e spesso si è ridotta a slogan. Siamo come api che passano da un fiore all’altro senza fermarsi mai. La cultura, la conoscenza, hanno invece bisogno di calma, di tempo e di quell’umiltà che spinge a non essere superficiali.


20 settembre 2019

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