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venerdì 13 dicembre 2019
 

"Mea culpa" del sabato sera

Continuano senza sosta le stragi del sabato sera. Se le famiglie sono le seconde vittime di questo micidiale fenomeno, sono anche le ultime a mettersi in discussione e fare il mea culpa su ciò che per quelle giovani vittime potrebbero fare e non fanno. Si invoca quasi sempre la fatalità, le strade bagnate, l’asfalto sconnesso. So quanto sia difficile, nel dolore lacerante per la morte di un figlio, mettersi in discussione e ammettere i propri limiti. Negli incidenti del sabato sera c’è soprattutto la permissività dei genitori verso i figli, la loro incapacità a guidarli con autorevolezza, a seguirli con rigore. Non si possono demandare alla Polizia stradale e allo Stato le regole del buon senso e del vivere civile se poi si affidano a ragazzi di vent’anni bolidi da 200 all’ora. Non si può maledire la fatalità se si lasciano i figli allo sbando e alle lusinghe di notti e di albe alcolizzate. Nessuno riuscirà mai a spiegarmi il perché i giovani, per divertirsi, debbano affollare le discoteche nelle ore maledette da mezzanotte all’alba e non in orari meno pericolosi. E i genitori? Seguono passivi e senza alcuna reazione le volute di figli allevati senza regole e imposizioni. I figli oggi non si guidano, da essi ci si lascia trascinare nell’errato intento di poter dare loro ciò che, a suo tempo, ai genitori era stato negato. Ci si ritrova così ragazzi immotivati, flaccidi, senza voglia di studio e di lavoro, privi di quella personalità (altro che diritto al voto a sedici anni!) che solo la durezza della vita riesce a forgiare. In più nemici in casa. Perché se in verde età la mollezza educativa dei genitori fa comodo, in età matura, quando i nodi vengono al pettine, quegli stessi giovani diventano critici spietati e non perdonano ai genitori la loro scarsa lungimiranza e la loro incapacità ad averli educati con la mente piuttosto che con il cuore.

EDGARDO GRILLO

Non è così facile educare i figli. Ci sono tante altre realtà a cui i giovani fanno riferimento, come gli amici o quello che leggono e vedono su Internet e specialmente sui social network. È la stessa nostra società a essere sempre più permissiva, basata sul piacere immediato, sulla trasgressione, sullo “sballo”. I genitori spesso si sentono impotenti. È vero, tuttavia, che gli insegnamenti appresi in casa e, oltre ai divieti, soprattutto il buon esempio sono molto importanti. Lo scriveva recentemente anche il nostro don Mazzi, quando chiedeva di obbligare «i padri a dare il buon esempio, perché le strade sono strapiene di gente fuori di testa, che crede di essere sempre in pista o in competizione e non si capisce con chi».


24 ottobre 2019

 
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