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giovedì 28 maggio 2020
 

Mio marito è schiavo del lavoro

Sono la moglie di un dirigente di una grande azienda, che con le vecchie norme sarebbe già in pensione da tempo. Ora, invece, dovrà resistere ancora tre anni per raggiungere – se mai ci riuscirà – un meritato riposo. Mio marito esce da casa tutte le mattine alle 7.00 e torna non prima delle 19.30, dopo aver fatto circa undici ore di lavoro. E spesso, dopo una cena veloce, si rimette al computer per leggere e rispondere a centinaia di e-mail. Anche se abitiamo in una bella cittadina sul mare, raramente possiamo approfittarne per due salutari e piacevoli passi in riva al mare. Come se non bastasse, il sabato e nei giorni festivi prosegue l’attività da casa, con continue telefonate di lavoro, anche durante il pranzo. Quando gli faccio notare questo eccessivo stress, con aria sconsolata mi dice che non può far diversamente, perché le richieste della ditta sono incalzanti e non lasciano tregua. Da parte mia gli sto sempre accanto e mi sobbarco molti impegni familiari senza di lui. Non mi lamento di quello che guadagna, ma mi chiedo se è umano sacrificarsi così tanto, e se un’azienda può richiedere tanto a un suo dipendente.

MARISA

Augurati, cara Marisa, che questi tre anni passino davvero in fretta, per poter tornare con tuo marito a una vita meno stressante. Nel frattempo, ritagliarsi qualche pausa in più e concedersi un po’ di respiro, gioverebbe al benessere psicofisico della vostra famiglia. Non è bene tirare troppo la corda; si rischia di vanificare i sacrifici fatti finora e, soprattutto, di pregiudicare il meritato riposo che vi spetta dopo un’intensa vita lavorativa. Davvero non si può fare nulla per alleggerire lo stress, che vi sta consumando? Il lavoro non è una schiavitù: ricordalo a tuo marito.


27 maggio 2015

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