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domenica 22 luglio 2018
 

Natività di San Giovanni Battista - 24 Giugno 2018

L’AMORE DI DIO È SEMPRE AUTENTICA PROFEZIA

Domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.

Luca 1,57-66.80
  

Nel Credo diciamo che lo Spirito Santo «ha parlato per mezzo dei profeti»; in genere abbiamo poche occasioni per illuminare cosa sia la profezia, e in questa occasione lo possiamo fare, per mezzo della Natività di Giovanni Battista che è l’ultimo dei profeti, colui che indicherà il Messia. In lui si incarna tutta la profezia d’Israele. Crescerà nel deserto perché è il rampollo di quel popolo che nel deserto ha ricevuto la Parola, e dal deserto è salito a prendere la sua eredità, e preparerà la strada a Colui che introdurrà l’umanità nella vera Terra Promessa, il Cielo.

Il testo affronta un problema apparentemente secondario: il nome da dare a questo bimbo. Non è una questione banale, tanto che il Vangelo di Luca gli dedica questo passaggio; il nome infatti, nella Bibbia, è un dato essenziale. Il nome rappresenta la missione di un uomo. Simone dovrà cambiare nome, come successe al patriarca Abramo, e si chiamerà Pietro perché la sua vita cambierà, perché nel nome si porta il segno di ciò che si è veramente al cospetto di Dio. Allora decidere il nome del profeta è capire chi è, che missione avrà e quale sia il suo traguardo.

Nella diatriba compaiono degli orientamenti. Analizzando il testo se ne trovano principalmente tre. Vediamoli: il primo è che i parenti «volevano chiamarlo…» con un nome che loro hanno scelto. Questo ha la forza dell’attrazione verso il polo delle aspettative altrui, avere il nome che gli altri vogliono, trovarsi incastrati dentro quel che la gente pensa. Questo uccide la profezia in ogni cuore: e chi mai parlerà a nome di Dio, se non si può deludere nessuno?

La seconda tendenza compare dopo che la madre dice di chiamarlo Giovanni, nella reazione della gente: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome»! Esistono degli usi e dei costumi, si è sempre fatto così. Ma se la profezia non dice niente che rompa le abitudini, non è profezia. Se debbo portare la Parola di Dio, dovrò essere qualcuno che mette in crisi le assuefazioni. Quando Dio entra nella nostra vita, deve deragliarci dal nostro assetto, sennò non porta la sua salvezza ma ci lascia dove già stiamo! Anche questa idea non va.

MEMORIA DA COLTIVARE. La terza è nel nome proposto: tutti vogliono chiamare questo piccolino con il nome del padre, Zaccaria. È un bel nome, significa “Dio ricorda”, proclama la memoria di Dio, e il popolo ha tanta meravigliosa memoria da coltivare. La profezia è intessuta di memoria, le promesse vanno ricordate, è essenziale. Sembra che vada bene. Ma questo è anche uno schema che ingabbia l’opera di Dio nei binari di quanto ha già fatto. Gesù infatti fu rifiutato proprio perché era oltre le promesse.

Il nome giusto è Giovanni che significa “Dio dona grazia” o anche “Dio usa misericordia”. È collegato al termine “grazia”, la generosità amorevole di Dio. La vera profezia è quella che annunzia la Grazia di Dio, la sua abbondanza di Padre. Dio è molto più generoso di quanto noi pensiamo. La profezia più autentica è sempre l’amore di Dio. Che è più grande di quanto pensiamo.


21 giugno 2018

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