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venerdì 22 novembre 2019
 

Non si gioca con il lavoro e la vita degli altri

Padre, scrivo questa lettera piena di amarezza e di rabbia e profondamente delusa per quello che succede in ambienti “cattolici”. Mio figlio, dopo contatti personali telefonici con il primario, è stato assunto come dirigente medico presso un ospedale del Nord con un contratto triennale e con promesse di ottenere entro un triennio un posto a tempo indeterminato. Per questo ha dato le dimissioni dal lavoro che occupava nella propria città, e lo stesso ha fatto la moglie che aveva un posto a tempo indeterminato. Si sono trasferiti in città, affrontando spese di trasloco, affitto ecc. A sorpresa, dopo Capodanno, il primario lo invita a lasciare il lavoro per lamentele non significative da parte dei colleghi. Adesso la situazione è peggiorata dal momento che il primario esercita un vero e proprio mobbing rendendo la vita difficile a tutta la famiglia, compresi i genitori, pur di allontanarlo dal posto al più presto. Per cederlo a qualcuno più gradito o per semplice avversità contro i meridionali. Mio figlio continua il suo lavoro in un ambiente ostile, senza alcuna fiducia da parte dei colleghi e con mancanza totale di serenità nella vita familiare e nel lavoro. Conduce una “vita da terremotati” in una casa priva di mobili ed è alla spasmodica e difficilissima ricerca di lavoro. Con la conseguenza di un distacco con la moglie, che sarebbe costretta a tornare nella propria città, e l’impossibilità di programmare la nascita di un figlio tanto desiderato. Proprio in questi giorni il primario ha ribadito che alla fine del contratto dovrà cambiare posto di lavoro, nonostante abbia riconosciuto il suo impegno e la sua professionalità. Mi dispiace, ma non posso stare in silenzio e osservare il comportamento di persone per bene, di cristiani cattolici che si accostano all’Eucarestia, ma giocano con la vita di altri. Chiedo una preghiera per affrontare questi momenti difficili.

Mi unisco nella preghiera per te e i tuoi familiari, insieme con i lettori. Mi mancano gli elementi per giudicare compiutamente la vicenda, ma credo che sia sempre necessario essere corretti quando si fanno proposte di lavoro e magari si spingono persone a lasciare un posto sicuro. È vero, e vale soprattutto per un cristiano: non si gioca con la vita degli altri. Non bisogna comunque scoraggiarsi, ma con dare sempre nella provvidenza. La fiducia nelle proprie capacità e l’impegno prima o poi troveranno il giusto riconoscimento. Mi auguro che la situazione si rassereni e che, secondo il detto popolare, se si chiude una porta si apra un portone.


08 novembre 2019

 
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