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domenica 25 ottobre 2020
 

Padre Azziz, rapito due volte

Fra Raimondo Gergis tra i suoi parrocchiani.
Fra Raimondo Gergis tra i suoi parrocchiani.

Padre Dhiya Azziz, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco di Yacoubieh, che nel luglio scorso era stato rapito dai miliziani di Al Nusra, è di nuovo scomparso. Mancano sue notizie dal 23 dicembre, quando stava tornando da Latakieh, dov'era arrivato dopo essere stato in Turchia a trovare i genitori.

Il viaggio da Latakieh a Yacoubieh è, di fatto, l'attraversamento di due mondi. Latakieh (o Latakia) è nella zona della Siria ancora controllata dal Governo di Assad ed è sede di una delle due basi russe; Yacoubieh è nella zona controllata da Al Nusra (la versione siriana di Al Qaeda). Una frontiera non scritta ma reale, un fronte di guerra. Nell'attraversarlo padre Dhiya è scomparso, probabilmente sequestrato da uno dei tanti gruppi terroristici e/o criminali che operano in quell'area. Al Nusra, per parte sua, ha smentito qualunque coinvolgimento nel sequestro.

La biografia di padre Dhiya è un condensato del dramma che da anni vivono queste regioni del Medio Oriente. E' nativo di Karakosh, nei pressi di Mosul: un'area dove un tempo vivevano molti cristiani ma che da un anno e mezzo è occupata dall'Isis. I suoi genitori sono sfollati appunto da Karakosh in Turchia, proprio per sfuggire all'avanzata dei jihadisti. E dopo aver servito in Egitto e Giordania, era rientrato in Siria e si era offerto per assistere la piccola comunità cristiana di Yacoubieh, appunto nella zona occupata da Al Nusra.

Yacoubieh si trova nella zona dell'Oronte, a poca distanza da un altro villaggio con presenza cristiana, Knayeh, dove resiste un altro francescano, padre Hanna Jallouf, anche lui rapito e poi rilasciato (insieme con una ventina di cristiani) nel mese di ottobre.

Della loro situazione ci parla fra Raimondo Gergis, frate guardiano, parroco della Conversione di San Paolo e vicario del vescovo di Damasco. "Tra Yacoubieh e Knaieh resistono circa 160 cristiani e la loro vita è drammatica. Non possono allontanarsi perché, se si assentano, ogni loro proprietà, la casa, i campi, qualunque cosa, viene subito sequestrata dai miliziani. Quindi restano ma devono assoggettarsi alle regole imposte dagli islamisti. Il velo per le donne, nessun segno esteriore della fede cristiana, e così via. Gli atti di violenza contro di loro, finora, sono stati pochi, per fortuna. Ma insulti e provocazioni sono continui e la tensione è sempre alta. C'era nei villaggi una scuola cristiana ma è stata chiusa: bambini e ragazzi sono ora costretti a frequentare le scuole islamiche organizzate da Al Nusra, con i programmi approvati dai jihadisti. I frati aiutano le famiglie, e viceversa. Il pericolo ha reso le comunità molto affiatate e coese. Ma è un equilibrio molto precario e tutto può precipitare in ogni istante: i rapimenti, come si vede, sono un rischio costante, anche perché i gruppi che si contendono il territorio, o anche solo il mercato dei sequestri per riscatto, sono molti e incontrollabili".      


28 dicembre 2015

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