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martedì 13 novembre 2018
 

Smartphone e auto elettriche, lo sfruttamento dei bambini

Una recente denuncia di Amnesty International interessa anche il mondo dell'industria digitale, soprattutto del consumo commerciale di dispositivi digitali. Si tratta della piaga dello sfruttamento minorile, storica battaglia di Amnesty, che molti pensavano fosse una terribile realtà solo nel campo delle scarpe o dei palloni. E invece è sempre più presente nel mondo dell'hi-tech, dei device elettronici, e coinvolge, secondo Amnesty International, colossi tecnologici come Apple, Samsung, Sony, ma anche alcuni costruttori automobilistici. La denuncia dell'Organizzazione internazionale per i diritti umani punta il dito contro noti brand dell'elettronica e delle quattro ruote, responsabili di non fare adeguati controlli per assicurarsi che nei loro prodotti non finisca il cobalto estratto da bambini (o da lavoratori sfruttati) nelle miniere, soprattutto della Repubblica Democratica del Congo.

Batterie agli ioni di litio per un'auto elettrica.
Batterie agli ioni di litio per un'auto elettrica.

Il cobalto, infatti, è la materia prima che si utilizza nelle batterie agli ioni di litio che si trovano in diversi dispositivi tecnologici, dai tablet ai gadget del momento, gli smart watchdagli smartphone alle auto elettriche, essendo il mondo dell'automobile a zero emissioni e iper-connessa sempre più legato all'evoluzione della tecnologia digitale. E nel Paese africano si estrae il 50% del cobalto mondiale e secondo i documenti raccolti da Amnesty da aree in cui è diffuso il lavoro minorile arriva il cobalto che viene comprato e lavorato dalla Congo Dongfang Mining (CDM), società interamente controllata dal colosso cinese Zhejiang Huayou Cobalt. Di qui il minerale è venduto a tre produttori di componenti per batterie in Cina e Corea del Sud che a loro volta forniscono le aziende che servono colossi dell'elettronica e delle auto. Il rapporto cita tra queste Apple, Microsoft, Samsung, Sony, Daimler (cioè Mercedes) e Volkswagen. Amnesty scrive di aver contattato 16 multinazionali che figuravano tra i clienti dei produttori di batterie con cobalto lavorato da Huayou Cobalt e di queste nessuna sarebbe riuscita a fornire informazioni dettagliate per una verifica indipendente della provenienza del cobalto usato nei propri prodotti.

Le aziende coinvolte si sono prontamente difese: la Sony ha fatto sapere di adottare, dal 2005, un codice col quale chiede anche ai suoi fornitori di rispettare condizioni etiche di lavoro e sottolinea di aver indagato in particolare sulla catena di rifornimento di cobalto e di non aver riscontrato l'utilizzo di minerale proveniente da Katanga, nella Repubblica democratica del Congo. La Apple ha invece spiegato che sta «valutando» dozzine di diversi materiali, cobalto incluso, per individuare eventuali rischi ambientali e sul lavoro. La concorrente Samsung ha affermato che i contratti con fornitori che sfruttano il lavoro minorile vengono «immediatamente interrotti».

Tuttavia, secondo i dati Unicef citati dal rapporto di Amnesty e Afrewatch, sono almeno 40mila i bambini costretti a lavorare nelle miniere di cobalto della Repubblica democratica del Congo, molti anche nel processo di estrazione. Alcuni di questi minori sono stati intervistati e hanno affermato di essere costretti a lavorare anche con turni di 12 ore, con una remunerazione tra uno e due dollari l'ora. Spesso allo sfruttamento si aggiungono poi abusi fisici, oltre che l'esposizione a polveri e gas pericolosi.  


29 gennaio 2016

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