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giovedì 21 novembre 2019
 
Luca, l’evangelista delle donne Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

Sulla spianata del tempio

È l’unica volta nei Vangeli in cui si dice che Gesù scriveva: purtroppo tracciava segni nella polvere e nessuno saprà mai se erano parole o semplici tratti casuali. Siamo nella spianata che circonda il tempio di Erode e l’episodio è narrato nel Vangelo di Giovanni (8,1-11), anche se non tutti i codici antichi ce lo trasmettono, tanto che qualche studioso ha ipotizzato che – considerato il tema e lo stile – il brano sia da immettere nel Vangelo di Luca, il cantore della misericordia di Cristo. Anzi, si è trovato persino il punto in cui inserirlo. Si legge, infatti, nel terzo Vangelo questa nota: «Durante il giorno Gesù insegnava nel tempio; la notte usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo» (Luca 21,37-38). Qui, dunque, si potrebbe innestare il racconto dell’adultera. Ma prescindiamo da questa ipotesi e spieghiamo perché abbiamo scelto questo brano per illustrare il nesso tra famiglia e misericordia. Da un lato, abbiamo una famiglia ignota ferita da questa donna con un atto o una storia continuata di adulterio, violando così il sesto comandamento. La flagranza del reato fa scattare il giudizio che – in un contesto socio-culturale maschilista – colpisce soprattutto la donna. Gli scribi e i farisei, infatti, subito emettono la loro sentenza: «Mosè nella Legge ci ha comandato di lapidare donne come questa» (8,5). In verità la legislazione biblica coinvolgeva anche il maschio adultero (Levitico 20,10 e Deuteronomio 22,22). D’altro lato, di fronte a questa colpevole sta Gesù, apparentemente distaccato, chino com’è per terra a scrivere chissà cosa. Ma all’improvviso egli si alza e pronunzia quella frase memorabile, vero e proprio indice d’accusa contro tutti gli ipocriti: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (8,7). Sappiamo quale sarà l’esito di questa provocazione. Alla ne, sulla spianata, rimangono solo loro due, Gesù e l’adultera. Sant’Agostino in modo folgorante così commenta: Relicti sunt duo: misera et Misericordia, sono restati solo in due: la (donna) misera e la Misericordia personicata che è Cristo. Una misericordia che non ignora la realtà della colpa: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Ma che assegna il primato alla conversione e al perdono, nello spirito di quanto proclamava Dio stesso: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (Ezechiele 18,23). È una lezione anche per l’esperienza amara del tradimento coniugale: è facile spezzare una famiglia, una vita in comune, un legame profondo con un colpo di passione; più coraggioso è cercare di rimettere insieme i cocci e non disperdere il tesoro d’amore degli sposi. Certo, questo processo di conversione e di perdono è reso arduo dalla superficialità dei nostri giorni. La dipingeva in modo pittoresco già l’antico sapiente biblico: «Questa è la condotta di una donna adultera: mangia, si pulisce la bocca e dice: Non ho fatto nulla di male» (Proverbi 30,20


05 agosto 2016

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