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venerdì 03 luglio 2020
 

V DOMENICA DOPO L'EPIFANIA - 9 FEBBRAIO

Il ciclo liturgico ambrosiano caratterizza questo periodo dell’anno a partire dalla solennità dell’Epifania, invitandoci a meditare sulle molte “epifanie” del Signore, le sue molteplici manifestazioni al mondo. Nelle scorse domeniche ci è stato offerto il segno di Cana, quando il Signore Gesù trasforma l’acqua della purificazione dei giudei nel vino buono della gioia messianica; ed oggi, nuovamente a Cana, un secondo segno, come sottolinea l’evangelista Giovanni: <questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea>.

Gesù guarisce a distanza il figlio di un funzionario del re, nella cittadina di Cafarnao, ma la portata di ciò che Gesù ha compiuto, va al di là del valore stesso del miracolo. Anzitutto si tratta di uno straniero, un pagano e questo particolare ci deve far riflettere esattamente sui destinatari della salvezza. Per un ebreo osservante si trattava solamente del popolo eletto, eredi dell’alleanza attraverso la Legge di Mosè. Ma questo, e molti altri segni compiuti da Gesù, ci indicano qualcosa di diverso: la salvezza è per tutti, per tutti coloro che, attraverso la fede, accolgono l’annuncio della salvezza. Anche san Paolo nella lettera ai Romani ricorda che “eredi del mondo” si diventa <in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo>.

È proprio questa fede che manifesta il funzionario del re, un pagano che davanti alla semplice dichiarazione di Gesù: <tuo figlio vive, risponde prontamente con un atteggiamento di fede: <quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino>. Questa scena è una bellissima “icona” della fede: mettersi in cammino sulla parola di Gesù, senza nessun’altra certezza che la sua parola. Ce lo suggerisce il particolare del racconto riguardo all’ora della guarigione, di cui si informa il funzionario del re: <“Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato”. Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive” e credette lui con tutta la sua famiglia>.

La fede di quest’uomo e di tutta la sua famiglia rappresenta però, nel vangelo di Giovanni, qualcosa di più, si tratta cioè del compiersi delle antiche profezie, riguardo alla convocazione di tutte le genti <sul santo monte di Gerusalemme>. Il testo di Isaia nella lettura di oggi, lo suggerisce come il grande segno dei tempi messianici, insieme ad un compito “missionario” di annuncio a tutte le genti: la salvezza è davvero per tutti.

La scena descritta dal profeta Isaia è suggestiva: un grande pellegrinaggio dei figli dispersi di Israele verso Gerusalemme, insieme a tutte le genti, con diversi mezzi di trasporto, simbolo dei diversi percorsi con cui ciascuno potrà accedere all’incontro con Dio: <ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme>.


06 febbraio 2020

 
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