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lunedì 23 luglio 2018
 

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 8 Luglio 2018

L’ARTE DI LASCIARSI SORPRENDERE DA DIO

Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Marco 6,1-6
   

Strano posto Nazaret. Qui ha luogo la fede più grande, quella di Maria, ma qui è anche il posto dell’incredulità e del disprezzo. Qui nemmeno a Gesù riescono i miracoli, ne strappa pochi alla loro boria. Qui persino Dio si meraviglia.

Già, perché se è vero che la nostra fede è un atto autentico che si basa sulla grazia di una virtù teologale ma implica la nostra libera adesione, bisogna prendere atto che Dio non ci impone niente. Perché Dio è amore, e l’amore non forza nessuno, ma solo propone, offre, regala e non obbliga.

E così davanti a Dio noi siamo persone vere e libere, e possiamo accogliere o rifiutare il suo amore. I nostri “sì” sono meravigliosamente efficaci, ma anche i nostri “no”, tragicamente. Allora vale la pena di riconoscere, nel Vangelo di questa domenica, la strada distruttiva del rifiuto verso il Signore.

Cosa appare nel testo? Che Gesù insegna con sapienza sorprendente, ma la reazione dei nazareni non è quella di chi gode di questo regalo, ma di chi si mette a verificare il pedigree: e da dove viene questo? Il principio di causalità vince sulla constatazione della bellezza. Ossia: sarà pure straordinario quel che dici e che raccontano di te, ma hai l’imprimatur? Chi ti ha dato la patente?

E oppongono il loro rilievo fondamentale: noi ti conosciamo, mascherina! Noi sappiamo tutto di te, sappiamo chi sono i tuoi parenti e sappiamo il tuo mestiere. Che ci vieni a raccontare? A noi non ci inganni. Tu sei solo quel che noi già sappiamo di te.

Ed è qui il punto. Uno sguardo umano che ha già capito tutto, dove due più due fa quattro, e c’è poco da inventarsi, è uno sguardo da ciechi, perché non vede l’opera di Dio. È uno sguardo piatto, superficiale, epidermico, che non vede il segreto delle cose.

Avere occhi e non vedere, avere orecchi e non udire.

È pericoloso assolutizzare la propria opinione, e accogliere solo un dio piccolo quanto il nostro cervello, ossia più piccolo di noi. Invece Dio – che crea dal nulla, che nasce da una vergine – è più grande della nostra circonferenza cranica. Se Dio lavorasse con le nostre categorie il mondo sarebbe una noia mortale.

SENZA SORPRESE. Ci sono quelli che assolutizzano la ragione. La ragione è un grande dono, ma è troppo poco per arrivare alla bellezza. Prova a far crescere un bimbo di sola ragione, senza sorprese e senso del fantastico, e crescerai una creatura grigia e infelice.

Un profeta, se è autentico, entrerà sempre in rotta di collisione con il nostro sistema, con la nostra patria, perché porterà sempre qualcosa più grande di quel che abbiamo già organizzato, noi che voliamo rasoterra.

Non va dimenticato che fu la ragion di patria a cercare la morte di Cristo – «È conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!» (Gv 11,50).

Le nostre scatole mentali e istituzionali non riusciranno mai ad accogliere l’opera di Dio, e come potrebbero? Quel che ci serve è imparare l’arte di lasciarci sorprendere e superare dalla sapienza di Dio. Lasciarci destabilizzare.


05 luglio 2018

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