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venerdì 22 novembre 2019
 

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - 10 novembre 2019

«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Luca 20,27-38

Nel Vangelo di questa domenica compare un caso assurdo, quello di una donna che si sposa e rimane vedova sette volte, avendo sposato tutti i fratelli di suo marito; i Sadducei si servono di questo paradosso per porre la questione di chi l’avrà in moglie nell’aldilà e pongono questo quiz improbabile a Gesù per dimostrare l’assurdità – ai loro occhi – della fede nella risurrezione dei morti. I Sadducei, infatti, non credevano nella vita eterna. È la classica domanda che non porta da nessuna parte ed è inutile dipanare il caso, è solo una trappola. Infatti Gesù non ci casca e salta di livello. Curioso è che saranno proprio i Sadducei quelli che manderanno a morte Gesù. Ci sono questioni che appartengono a una cultura pragmatica che non crede nell’eternità e non ha alcuna apertura all’invisibile. È questo il vero problema tra Gesù e i Sadducei. Non è un problema tra di loro, perché per credere nell’amore stesso c’è da credere nella risurrezione. L’amore vero, quello senza condizioni, non ha senso per chi non crede nell’eternità. Se voglio amare fino in fondo ho bisogno di essere libero dalle ansie sul futuro. Per poter amare devo poter morire, devo poter non difendere niente e pensare che questa sia la via dell’esistenza. Non possiamo sentirci vivi senza aprirci all’eternità. Come possiamo avere figli se pensiamo di generarli per il nulla? Come possiamo fare del bene o prenderci cura degli altri se non intravvediamo la grande dignità che è scritta nell’uomo? Gesù allude a tutto ciò con la sua paradossale risposta ai Sadducei: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono ‚gli della risurrezione, sono figli di Dio»

ENTRARE NEL PIANO DI DIO

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Non ci si deve sposare? Non è questo il punto. Gesù fa una distinzione tra i figli di questo mondo (con i loro scopi e le loro strategie) e i figli del Regno dei Cieli. Altro è sposarsi per sopravvivere e altro è sposarsi per entrare nel piano di Dio. Il matrimonio è una vocazione al cielo e consegna le grazie e le tribolazioni che mi consentono di arrivare al Padre. Se il matrimonio è fatto solo per “stare bene”, è destinato al fallimento. Mi libererò del coniuge se me ne stancherò o mi farà soffrire. Perché non capirò che c’è qualcosa di più grande da accogliere anche nelle difficoltà. Coloro che vivono per la risurrezione sono simili ad angeli, e un angelo è un messaggero, ha una missione. Il matrimonio è una missione, un sacramento. Avendo perso questa prospettiva, non è sorprendente che ci impantaniamo nei paradossi. Nessuno può comprendere il significato profondo del matrimonio se non è profondamente aperto al Regno dei Cieli. Il matrimonio è per il paradiso; è per Dio; è per ciò che non può essere portato via dalla morte. E non solo il matrimonio. Tutto ha senso solo se è la strada della vita eterna. Altrimenti è un vicolo cieco.


08 novembre 2019

 
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