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Zalone, una conversione nascosta dietro le risate (e le polemiche)

La locandina del film "Quo Vado?"
La locandina del film "Quo Vado?"


Sono circa il 5% dell’intera popolazione italiana i dipendenti del pubblico impiego, la prima superficie graffiata dell’ironia del film di Checco Zalone. Poi, sempre con garbo, vengono presi di mira gli stereotipi dell’italiano incivile, del figlio mammone, del funzionario del ministero, viene messo sotto la lente di ingrandimento il modello di famiglia tradizionale e il lungometraggio si chiude con una prospettiva di dono che non è affatto scontata. Non va chiesto al film diretto da Gennaro Nunziante più di ciò che è, ovvero una commedia all'italiana che rimbalza lieve tra l’impegnativa digestione dei pasti d’inizio anno e il bombardamento costante della cronaca che transita negli schermi digitali. Una risposta al desiderio di leggerezza sapientemente cavalcato da Medusa che, oltre al prodotto, ha saputo creare il fenomeno mediatico. Tanto di cappello al di là di ogni polemica.

Nei film di Zalone la Chiesa cattolica è sempre trattata con i guanti, non diventa mai parafulmine di critica acida, anzi è spesso antidoto alle dinamiche tossiche che si insinuano nella convivenza civile, è segnale indicatore nel disorientamento della vita liquida. Indizi disseminati da tempo nella filmografia di Zalone, a partire da “Cado dalle nubi”, dove uno degli snodi della storia sono proprio le lezioni di chitarra che l’attore pugliese offre ai ragazzi disagiati presso l'abbazia di Morimondo sino alla figura positiva di Ivano di “Che bella giornata” che intreccia il percorso della sua vocazione al sacerdozio con le mosse maldestre del protagonista.

“Quo vado” ammicca sin dal titolo, non solo al colossal che racconta il percorso di san Pietro verso la crocifissione, ma a quella ricerca di senso che da sempre è la dinamica che innesca il fenomeno religioso. Troppe pretese per un semplice motto di spirito?

Può darsi, ma quella che è narrata nel lungometraggio di Nunziante e Zalone è una vera e propria conversione anzi, per dirla tutta, un cambiamento di coppia che porta Checco e Valeria a passare da prospettive autocentrate ad un progetto di famiglia che implica la logica del dono. Zalone transita attraverso varie tappe che lo portano prima al rispetto della forma (la vita più civile che si conduce in Norvegia), poi all’osservazione della morale senza espressione di giudizio (i vari rapporti di coppia che Valeria, la fidanzata, ha sperimentato), sino all'osservanza stretta della legge quando si trova in Calabria alle prese con dinamiche mafiose che non consentono alla coppia di gestire un’oasi per animali.

È l’Africa, con il suo richiamo all'essenzialità e alla generosità verso i bisognosi, a ridare colore e direzione alla vita della coppia cinematografica ai figli avuti all'interno delle varie relazioni di lei, proprio nel momento in cui il richiamo al posto fisso, ovvero alle sicurezze di sempre, avrebbe suggerito una chiusura del cuore e della vicenda. Una chiamata alla vita, alla missione. Convertirsi, dal latino cum-vertere, significa rivolgersi nella direzione giusta, quella dell'amore vero e riconciliato.


07 gennaio 2016

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